La partita sulla presidenza della Consob resta aperta dopo il rinvio deciso nell'ultimo Consiglio dei ministri. Ma giorno dopo giorno la questione si fa sempre più politica. Il dossier è delicato, perché tocca l'equilibrio tra autonomia delle autorità di vigilanza, credibilità sui mercati e rapporti interni alla coalizione di governo, che nessuno intende incrinare.
Le parole pronunciate ieri dal vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, segnano tuttavia una rupture. "Non c'è mai stato alcun accordo di massima. È falso. Nessuno mi ha mai parlato né di Freni né di Consob", ha chiarito, respingendo l'ipotesi di un'intesa già definita sulla designazione del sottosegretario all'Economia. "Quindi non c'è nessun accordo. Non è vero quello che ha detto la Lega. Mi dispiace, ma è così", ha insistito, rivendicando una linea che guarda prima di tutto alla natura dell'incarico.
Il messaggio azzurro è improntato alla tutela del mercato e degli investitori, in una fase in cui la credibilità delle istituzioni finanziarie è considerata un asset strategico anche per il collocamento del debito pubblico. "Stiamo parlando di un organismo talmente importante che non può essere parte di una lottizzazione politica", ha spiegato Tajani, sottolineando che Forza Italia non intende avanzare candidature di bandiera e che, proprio per la delicatezza del momento, serva "un candidato autorevole, non espressione di un partito politico". Una posizione che, però, pare escludere ex ante Federico Freni, figura stimata anche fuori dal suo perimetro politico.
"Sono fiducioso, si troverà sicuramente una sintesi, come sempre troveremo un accordo. Ognuno ha le sue idee, le sue rimostranze ma poi la sintesi si trova sempre", ha assicurato il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, lasciando intendere che il confronto sia ancora in corso e che non vi sia la volontà di trasformare il dossier Consob in un terreno di scontro.
Il meccanismo che determina le nomine, secondo quanto si apprende, ha un funzionamento tuttavia differente. Esisterebbero due livelli politici. Il primo è una vera e propria camera di compensazione alla quale partecipano il ministro Francesco Lollobrigida per Fdi, il capo della segreteria di Salvini, Andrea Paganella, per la Lega e il capogruppo alla Camera, Paolo Barelli per Fi. Quando si raggiunge un'intesa si passa alla fase successiva che vede il diretto coinvolgimento di Palazzo Chigi. C'è però una regola aurea che viene rispettata: ogni ministro è responsabile delle nomine che afferiscono al suo dicastero. Nel caso della Consob è il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, a essere chiamato in causa e la designazione di Federico Freni porta in primis il suo avallo.
Poiché i due livelli decisori, in ogni caso, comunicano, è improbabile che il possibile incarico a Freni fosse completamente ignoto.
Secondo quanto riferito da alcune fonti, in Fi ne sarebbero stati a conoscenza il vicesegretario Deborah Bergamini e il vicepresidente della Camera Giorgio Mulé. La frattura è comunque destinata a ricomporsi. Con Antitrust, Enac, Ispra, Agenas, Anvur (e probabilmente Garante della Privacy) in scadenza, tutti i partiti potranno avere soddisfazione.