New York, Maya sogna da sindaca dopo l'endorsement di Ocasio-Cortez

Avvocata per i diritti civili, ex consulente di De Blasio, Wiley ha ricevuto il sostegno della deputata radicale. E ora spera

New York, Maya sogna da sindaca dopo l'endorsement di Ocasio-Cortez

È radicale quanto Alexandria Ocasio Cortez, non a caso ha appena ricevuto il suo endorsement. Anche lei sta giocando la sua partita politica sulla piazza più simbolica d'America, New York, roccaforte progressista e seggio d'elezione di Aoc, rieletta deputata a novembre, come rappresentante del 14° distretto del Queens. Ma bisognerà aspettare le primarie del Partito democratico il 22 giugno per capire se sarà Maya Wiley, 57 anni, avvocata per i diritti civili, a spuntarla fra gli otto candidati a sindaco nella corsa per la Grande Mela e se diventerà lei la prima donna a guidare la metropoli americana e il secondo sindaco di colore della città dopo David Dinkins, negli anni '90. A quel punto condividerebbe anche il brivido del primato con la Cortez, che nel 2018, a 29 anni, fu la più giovane deputata eletta al Congresso.

Afroamericana, nata a Syracuse (New York) da un attivista per i diritti civili, George, Wiley è stata presidente dell'agenzia di supervisione della polizia di New York e anche ex consigliere legale del sindaco uscente Bill de Blasio. Pronto a dire addio alla sua poltrona il 31 dicembre di quest'anno, De Blasio sa che conoscerà il nome del suo successore alla fine delle primarie democratiche, tra due settimane esatte. L'elezione di un Dem a sindaco di New York è una certezza, viste le scarsissime chance dei repubblicani in una delle città più progressiste d'America. C'è solo da capire chi conquisterà la pole position il 22 giugno. E da qualche ora tira un'aria nuova. Il sostegno della Ocasio Cortez sembra aver cambiato le carte in tavola a danno dei favoriti - Andrew Yang, avvocato di origini taiwanesi ed ex candidato alla Casa Bianca, ed Eric Adams, presidente di Brooklyn - ed è certamente vento che soffia sulle vele di Wiley nella corsa per lo scettro di amministratore della «città che non dorme mai». La metropoli vuole definitivamente togliersi di dosso l'incubo della pandemia facendo da traino al rilancio americano, dopo aver avviato le riaperture a fine maggio e Wiley ha buone chance anche sull'altra candidata che sogna di diventare prima sindaca di New York, la moderata Kathryn Garcia.

«Maya Wiley è quella giusta», ha detto Aoc senza esitazione nel suo endorsement pubblico. Il sostegno della deputata di origini portoricane, che sfiora i 13 milioni di follower su Twitter i 9 milioni su Instagram, toglie quasi tutto il terreno sotto i piedi degli altri due contendenti dell'ala radicale dei Dem, Scott Stringer e Dianne Morales, tramortiti dall'intervento della Ocasio-Cortez. Che non ha dubbi: Maya va votata perché «è un momento cruciale, dobbiamo migliorare New York e abbiamo una scelta, decisamente più opportuna che privatizzare il sistema scolastico e lasciare che le case vengano costruite solo per i più ricchi». Maya «può mettere al centro le persone, la giustizia razziale, la giustizia economica e quella climatica. Ha esperienza e una vita dedicata a questi temi», ha spiegato Aoc.

Più case, meno polizia e giustizia razziale, è lo slogan di Maya Wiley, che ha supervisionato il Dipartimento di polizia di New York, il più grande d'America, ma preme per forti tagli dei fondi. «Scegliete una nera per New York», è il suo invito all'epoca del «Black Live Matter», mentre si dice entusiasta del supporto della deputata Ocasio-Cortez: «Significa il mondo per me. Nessuno dice e intende il cambiamento come lei». Basterà per arrivare al «second toughest job in America»? Di certo aiuterà per approdare al lavoro che dai tempi dell'italoamericano Fiorello La Guardia, sindaco dal '34 al '45, è considerato il più duro dopo la presidenza.