"Un no dai toni aspri: così Giorgia ha fermato il Cav"

Il retroscena prima della quarta votazione: "Duro diniego quando Tajani le ha prospettato l'ipotesi"

"Un no dai toni aspri: così Giorgia ha fermato il Cav"

«Il centrodestra rischia molto perché nervosismi, tensioni e qualche forma di presunzione di chi oggi ha più numeri, possono mettere in discussione l'equilibrio generale». Il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, invita gli alleati a «mantenere la calma» ma soprattutto ammonisce la Meloni per il comportamento assunto per l'elezione del presidente della Repubblica.

Cosa succede?

«Il centrodestra può vincere le prossime elezioni se resta unito e se chi oggi ha più numeri, dimostra lo stesso equilibrio che Berlusconi mostrò quando aveva percentuali più alte. Serve un po' di saggezza da parte di chi oggi pensa di imporre le proprie persone e i propri contenuti».

Lei è favorevole alla nascita del Partito Repubblicano?

«Noi con Berlusconi abbiamo provato a fare il Pdl, un grande progetto mediale per il centrodestra. Io sono favorevole a una semplificazione del quadro politico. Tuttavia, l'esperienza del Pdl non si è conclusa felicemente e mi auguro che questo tentativo venga fatto con regole chiare e con un ancoraggio al Partito popolare europeo. Sono contrario ad avventure che non siano ben meditate altrimenti si rischia di ripetere esperienze del passato inizialmente belle, ma poi fallimentari, proprio come quando Fini boicottò il Pdl».

Parlando di Fini, viene in mente Giorgia Meloni che arriva proprio da An...

«Alleanza Nazionale fu un'esperienza aperta e inclusiva. La Meloni, che oggi sta avendo un innegabile successo, deve anche lei farsi carico di un'area e non solo di un partito e dei propri destini individuali. Quando Berlusconi guidava la coalizione e la Lega era in difficoltà con numeri molto bassi, le diede la presidenza della Lombardia, del Piemonte e del Veneto. Da quel momento in poi la Lega ha avviato un percorso di successo che l'ha portata dal 4-5% al 17%. Berlusconi ragionò con una visione generosa. Se oggi la Meloni si pone come leader deve pensare in coalizione come quando fondammo An e ci ponemmo il problema di una destra che doveva uscire dall'angolo. È legittimo perseguire il successo personale, ma non è sufficiente. Per vincere e governare servono numeri ampi e classi dirigenti di qualità e, quindi, anche la Meloni dovrà guardarsi intorno perché su di lei grava una grande responsabilità».

Ma quindi, secondo lei, la Meloni si sta ponendo in un angolo?

«No, anzi. Se lo domandasse alla Meloni, lei direbbe che sta avendo successo. Deve, però, usarlo rapportandosi con rispetto verso gli alleati. Lei ha rivendicato coerenza, ma era pronta ad accettare Draghi. Anzi, aveva stretto un accordo con Letta, Salvini e Conte per eleggere la Belloni, ben pensando che noi non volevamo un tecnico al Colle. Bisogna, dunque, vedere i comportamenti reali e non solo le affermazioni».

Secondo lei, qual è stato l'errore più grande che ha fatto la Meloni?

«Rifiutarsi di votare Berlusconi nella quarta votazione, quella con quorum ribassato. Mi risulta che non c'è stato solo un diniego, ma anche un tono molto aspro da parte della Meloni quando Tajani gli ha prospettato questa eventualità nel corso di una riunione alla quale era presente anche Salvini. Uno può anche essere contrario a un'ipotesi, ma c'è modo e modo di esprimere la propria contrarietà. Gli atteggiamenti sono importanti perché la politica e l'armonia si creano non solo con i contenuti, ma anche con un atteggiamento di dialogo e di rispetto verso l'altro».

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