Accarezzare il sentimento popolare più di sinistra giocando di sponda con il segretario della Cgil, Maurizio Landini. A cominciare dalla postura sulla politica estera. Va in questa direzione la mozione unitaria del campo largo sulla revisione integrale del patto di stabilità e gli investimenti nazionali ed europei in materia di armamenti presentata a Montecitorio. Un testo in cui gli azionisti del centrosinistra chiedono "di rivedere il tetto del 5% dell'impegno con la Nato". Insomma, una linea più pacifista che di certo innescherà qualche mal di pancia nel mondo riformista del Nazareno ma al contempo strizzerà l'occhio a tutta la sinistra più radicale e a chi in questi mesi è sceso in piazza contro le guerre. Come del resto rientra in questa in questa cornice la proposta della segretaria del Pd di una nuova tassa patrimoniale che di sicuro non turberà l'elettorato del pubblico impiego né tantomeno la galassia dei pensionati che resta affezionata sostenitrice del sindacato guidato da Landini. Da qui dunque l'idea di "Elly" di fare asse con Landini in modo che quest'ultimo possa mobilitare la macchina della Cgil se dovessero aprirsi i seggi delle primarie, così da rendere la numero uno del Nazareno competitiva in casa di sfida con Giuseppe Conte, considerato assai favorito se il numero dei competitor dovesse essere superiore a due. Non a caso la coppia Schlein-Landini si ritroverà oggi alla presentazione del libro di Mimmo Carrieri, Cesare Damiano, vecchia conoscenza della sinistra italiana ed ex ministro del Lavoro del secondo governo Prodi, e Agostino Megale. Un saggio dal titolo L'Italia che non arriva a fine mese che affronta il binomio "lavoro e salari" come questione cruciale per l'identità della sinistra.
L'abbraccio con il sindacato rosso non rappresenta una novità per la segretaria del Pd. La sinergia nasce nelle settimane che precedono l'elezione dell'attuale numero uno del Nazareno. Landini ha apprezzato in questi mesi l'azione di Schlein: "Elly sta facendo bene". E il loro rapporto è stato corroborato da una condivisione sulle questioni economiche. I due, ad esempio, condividono l'idea che sia necessario puntare sulla patrimoniale. Una scelta che va da sé fa storcere più di un naso fra le varie anime del Nazareno. Scettico l'ex premier Romano Prodi: "La patrimoniale sarebbe una bellissima cosa, ma non si può fare. Quando si parla di tasse e migrazione poi vince la destra", spiega a Otto e mezzo. E non a caso un ex parlamentare di rito riformista, come Andrea Romano, si oppone a questa svolta nel segno del sindacato rosso: "Già questa alleanza rischia di ridurre il Pd a portatore d'acqua di Conte, con la rinuncia di tutti i temi che hanno qualificato la cultura di governo del Pd (tra cui la riduzione della pressione fiscale e l'aumento della produttività). Se poi, in aggiunta a questo, la Schlein pensasse di risolvere il tema Pd affidando a Landini e al suo grossolano populismo sindacale la rappresentanza di questi sarebbe una completa catastrofe. E Conte ne uscirebbe vincitore su tutta la linea".
E rientra anche in questa cornice l'ultimissima mossa: ieri la segretaria al Nazareno ha presentato la proposta di legge "Diritto a restare". Schlein sogna Palazzo Chigi e in questa chiave si rivolge così anche ai giovani italiani che lavorano fuori dai confini nazionali.
Perché "questo non è ancora un paese per giovani, il nostro sforzo è renderlo un paese per giovani e non solo". Fra le misure, "un aumento degli stipendi di 200 euro per gli under 35 per 3 anni. Un fondo di sostegno per le giovani imprese innovative". Basterà tutto questo a scalzare il leader del M5S?