Non ci sono più alibi contro la malaburocrazia

Ludovica, vessata per un cavillo, ci spinge a vigilare: le nostre leggi diventino fatti reali

Non ci sono più alibi contro la malaburocrazia

Ore 7.30, rassegna stampa domenicale. Leggo sulle vostre pagine la storia di Ludovica. Un colpo al cuore. «Ha pienamente ragione», dico tra me e me. La mia prima reazione (un po' perversa) è chiamare immediatamente il collega e amico Patrizio Bianchi, ministro dell'Istruzione. È già sveglio e sta leggendo anche lui l'articolo. Conveniamo subito che bisogna fare chiarezza e dare una risposta degna di un grande Paese come l'Italia e di una grande burocrazia che dovrebbe stare sempre dalla parte dei cittadini. La pratica vessatoria in cui è incappata Ludovica le scuole che chiedono agli studenti l'originale del diploma di terza media per l'ammissione all'esame di maturità non è accettabile. Deve avere fine. Subito.

Il ministero dell'Istruzione ha contattato la dirigente scolastica e appurato che Ludovica non ha visto comunque pregiudicato il suo diritto a partecipare all'esame. Nel contempo, sarà inviata una comunicazione a tutti i presidi per chiarire definitivamente che basta l'autocertificazione per tutti i documenti per i quali le leggi vigenti la prevedono.

Tutto qui? No. Questo caso è sintomatico della nostra impotenza. Da anni approviamo decine di norme sulle semplificazioni, ma poi nella realtà nulla cambia. Chissà quante vicende simili a quella di Ludovica accadono ogni giorno, da Nord a Sud. Adesso bisogna dire basta e per noi che abbiamo la responsabilità di governare l'Italia in questo momento di straordinaria opportunità di innovazione e di rottura con il passato, il dovere è produrre, spiegare ed elencare tempi e contenuti del cambiamento. Del cambiamento culturale dentro la Pubblica amministrazione, del modo di comunicare con la Pubblica amministrazione, del linguaggio, dei comportamenti degli impiegati e di tutti i funzionari, delle prassi incomprensibili e barocche, della gentilezza e della cortesia che troppo spesso non troviamo nei rapporti con lo Stato.

Questo sarà il metodo: comunicare solo fatti, semplificazioni già operanti, decisioni già prese. Mai più «risolveremo», «stiamo pensando a una legge», «avviamo una commissione di studio». Questo è l'impegno che ha assunto sin dall'inizio il governo Draghi. La Pubblica amministrazione non più come controparte, ma come servizio a cittadini e imprese: ristabilire questo principio di civiltà è la nostra missione. Dunque, se si vuole essere seri e credibili, bisogna produrre solo fatti. Tutto il resto sa di retorica o di presa in giro. Non è tempo di promesse e di parole. Insopportabili paradossi come quello combattuto da Ludovica non devono verificarsi più, men che mai in un Paese stremato dalla pandemia che cerca di risollevarsi e di ritrovare fiducia, che ha bisogno di uno Stato amico che stia dalla sua parte.

Per raggiungere questo obiettivo, sto già mettendo in piedi un sistema di ascolto per poter intervenire subito, come ho cercato di fare da questa mattina. Il male è la stupidità della «macchina» quando diventa autoreferenziale e perde di vista la sua meta. Con il decreto sulle semplificazioni approvato dal governo a fine maggio autocertificazioni, silenzio assenso e tanto altro ancora - abbiamo tenuto la barra dritta sullo scopo: servizi efficienti, rapidi e di qualità a 60 milioni di italiani. Su questo chiediamo di essere giudicati.

Grazie Ludovica, ci hai giustamente fatto sentire in colpa. E chissà che questo sentimento amaro, per chi ce la sta mettendo comunque tutta, non sia la molla definitiva del cambiamento.