"Non ha mai avuto il virus". Il paziente zero non è lui

Negativo il manager considerato possibile importatore della malattia. Riparte la «caccia»

"Non ha mai avuto il virus". Il paziente zero non è lui

È rimasto nella sua stanza all'ospedale Sacco di Milano ad aspettare. Per ore in isolamento. Preoccupato soprattutto per le sorti del suo amico Mattia, su cui è stato informato dalla tv e dai siti. Solo ieri sera Donato, il manager di Fiorenzuola d'Arda rientrato dalla Cina lo scorso 21 gennaio, identificato come il paziente zero, ha scoperto di non c'entrare nulla con il contagio. Non è lui l'origine dell'epidemia del Nord Italia.

A confermarlo sono i test sui suoi anticorpi: negativi. Le provette con il suo sangue, inviate in tutta fretta venerdì ai laboratori dell'Istituto superiore della sanità, hanno confermato quello che già il tampone faringeo aveva ripetutamente detto: niente coronavirus. Niente caso di paziente asintomatico, niente di niente. Solo un viaggio di rientro dalla Cina. Una buona notizia per lui, un nuovo rebus per chi dà la caccia al virus.

«Il paziente zero non ha sviluppato gli anticorpi, non è lui. Va cercato. Questo cambia tutto il quadro» spiega il vice ministro della Salute, Pierpaolo Sileri, pronto a cominciare daccapo la ricerca dell'origine dell'infezione nel Nord Italia. Tracciare una mappa esatta delle relazioni fra tutte le persone contagiate è fondamentale per capire come si muove il virus, quali aree vanno isolate e quali precauzioni vanno prese nelle comunità per contenere il contagio. Si pensava che Donato fosse un portatore sano della malattia. Non ha mai presentato sintomi, se non un lieve stato influenzale «stagionale» risolvibile con un'aspirina. Ma era tornato da poco da Shanghai ed era stato a cena più volte con Mattia, il manager 38enne identificato come il paziente uno, che ieri è stato trasferito dal Sacco a Pavia, sempre in isolamento.

Scoprire che non sia lui il paziente zero spiazza tutti. Significa che bisogna ricominciare daccapo la ricerca per capire da chi siano partiti i contagi. Tra gli altri, resta da risolvere anche un mistero: se Donato non ha mai avuto il coronavirus, come mai suo cognato risulta positivo ai test? Qual è la reale catena del contagio? E soprattutto, ci sono focolai con origini diverse? Sebbene ora i medici siano stati in grado di rintracciare gran parte dei contatti di Mattia, non è ancora chiaro dove possa aver contratto il virus e quindi è possibile che ci siano altre persone infette non ancora individuate.

Il paziente zero potrebbe quindi nascondersi fra le persone che si sono presentate al pronto soccorso tra il 19 febbraio e il 20 febbraio e sono risultate positive ai test ma è ancora tutto da chiarire.

L'unica cosa certa è il test effettuato su Donato, sicuro al 100%: gli anticorpi sono infatti una sorta di registro che raccoglie in forma molecolare le tracce delle infezioni cui il nostro sistema immunitario è chiamato a far fronte. Ma in quel registro non c'è nessuna informazione utile a contenere i focolai in Lombardia.