Il gran bazar di oggetti negazionisti su Telegram

Capi di abbigliamento e adesivi sul web per rivendicare il dissenso

Non solo propaganda contro il green pass. Gran bazar di oggetti negazionisti su Telegram

Ormai è noto che i No Vax e i No Pass pianifichino le loro proteste sui canali Telegram. Ci sono state anche perquisizioni in tutta Italia per fermare le frange più violente. Meno noto è che in certi gruppi si siano organizzati e ora vendano anche prodotti di merchandising. Ebbene sì, in una delle pagine più seguite di Telegram, che viaggia vicino ai 40mila iscritti e che è collegata a un profilo Instagram con oltre 12mila seguaci, tra i messaggi in cui si contesta il green pass, in cui si invita alla «resistenza», alla «disobbedienza civile» e si condividono foto e video dei cortei già effettuati, sono spuntati anche degli spot promozionali. Ah, le nuove generazioni di manifestanti!

A differenza di altri gruppi, dove gli admin restano rigorosamente anonimi, il fondatore di questo, un certo Lorenzo di 23 anni e figlio di un'operatrice sanitaria, ci mette anche la faccia. Si è mostrato in un video-messaggio condiviso tempo fa nel gruppo e in questa breve clip invitava gli iscritti a partecipare alla manifestazione di Roma dello scorso 6 settembre. Ci sono poi i messaggi vocali in cui rivendica con orgoglio di non aver pagato le multe prese in zona rossa e arancione, quando circolava senza mascherina, e altri in cui, per esempio, rivela un'ipotetica scarsa attenzione di alcuni ristoratori siciliani al controllo del Green pass al contrario di quelli «del nord» che, a suo dire, sarebbero più attenti.

E c'è sempre lui dietro la vendita dei prodotti di merchandising che vengono chiamati «gadget no green pass», vari capi di abbigliamento con tanto di logo per mostrare al mondo la propria contrarietà al certificato vaccinale. E quindi ecco che alla modica cifra di 10 euro è possibile acquistare la t-shirt, a 18 euro la felpa e a soli 1.50 euro a foglio anche gli adesivi dei no Green pass.

E i proventi a chi vanno? Nessuna causa sociale dietro il merchandising. «Ci guadagno un euro o poco più», spiega a chi lo contatta per maggiori informazioni. Il suo è solo un modo per offrire agli orgogliosi no Green pass «un simbolo di identificazione», perché se voleva guadagnare, come dice lui, avrebbe offerto «il servizio a una multinazionale».

Ma se fino a questo punto appare bizzarra la deriva presa dai gruppi di protesta contro il green pass, manca ancora il pezzo forte. Infatti, tra i gadget sponsorizzati, a soli 4 euro è possibile portar via anche una mascherina con tanto di logo.

Ma come? Anche la mascherina? Ma quelli che scendono in piazza, organizzati in gruppi come questi, non sono anche quelli che dicono che la pandemia non esiste e che considerano la mascherina «una museruola»?

Lui stesso ne ha rivendicato la contrarietà. Il cortocircuito è servito e infatti gli stessi utenti sembra abbiano colto il controsenso. «Scusami ma la mascherina con il logo potevi evitarla», obietta uno degli iscritti. Viva la coerenza.

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