Odifreddi cacciato da "Repubblica"

Calabresi silura l'intellettuale: "Non si insulta il proprio giornale"

È finita come doveva finire. Il direttore di Repubblica Mario Calabresi ha accompagnato alla porta Piergiorgio Odifreddi. Fine della collaborazione. Addio e ognuno per la sua strada. Passi per le critiche pesantissime a Eugenio Scalfari, bollato come assemblatore di fake news, ma sostenere che a Repubblica gli scoop contano più della verità, quello no. Non si poteva tollerare e cosi Calabresi ha «licenziato» il gettonatissimo intellettuale.

La scintilla che ha provocato il cortocircuito è stata causata dall'ultima, maldestra intervista di Scalfari a Papa Francesco. Il fondatore del quotidiano si è superato attribuendo a Bergoglio una fantomatica e rivoluzionaria teoria sul destino che ci attende: l'inferno non esiste, le anime dei dannati svaniranno. Il Vaticano ha smentito, Scalfari ha ammesso che quando va a colloquio con Francesco non registra e nemmeno prende appunti e anzi questi dialoghi non dovrebbero nemmeno diventare interviste. Materia irresistibile per un polemista come Odifreddi che si è cucinato il grande giornalista come fosse uno stagista alle prime armi: Scalfari è un maestro delle fake news. Poi però l'intellettuale, che fino a ieri sfornava pezzi per Repubblica, si è fatto un'altra domanda: perché il quotidiano non è mai intervenuto per bloccare questo stillicidio di interviste a Francesco, zeppe di errori e aggiunte creative? La risposta è una rasoiata: al giornale interessano più gli scoop della verità. Inaccettabile per Calabresi che non ha lasciato correre il «fuoco amico» e ha dato il benservito all'illustre firma. «Il problema - scrive il direttore - è che non si può collaborare con un giornale e contemporaneamente sostenere che della verità ai giornalisti non importa nulla. Che oggi serva di più pubblicare il falso del vero. Le critiche a Scalfari - aggiunge Calabresi - sono lecite ma l'unica libertà che non ci si può prendere è quella di insultare o deridere la comunità con cui si lavora». Game over.

Odifreddi se ne va dopo aver impallinato in un colpo solo il Papa, Repubblica e il suo storico direttore. Se l'aspettava, ma ci è rimasto male: «Dovendo scegliere fra me e Scalfari, Calabresi ha scelto il fondatore di Repubblica», afferma nel corso del programma radiofonico Un giorno da pecora. Il suo blog Il non-senso della vita troverà casa altrove. «Già in precedenza - è il suo commiato - c'erano stati problemi di coabitazione, dovuti al fatto che gli intellettuali e i giornalisti svolgono funzioni diverse nella società. In particolare - è l'ultima stilettata di Odifreddi che cita Moravia - la funzione sociale dell'intellettuale è di essere antisociale». Odifreddi si accredita come grillo parlante e abbandona la redazione. Senza chiedere scusa.

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Commenti

Gibulca

Mer, 04/04/2018 - 09:24

Ovviamente l'Ordine dei Giornalisti della Lombardia non avrà nulla da ridire contro le bufale di Repubblica: tutto normale, tutto ok Joe, tutto lecito, tutto limpido. Anche se vìola le norme di deontologia professionale. Il direttore Calabresi - quello che appoggia i comunisti anche se questi hanno ucciso suo padre - la passerà liscia e magari andrà pure a bere un tè coi biscotti col presidente di tale ordine. Il problema rimane sempre "il Giornale", cattivone e monellone che scrive cose scomode alla sinistra anche se profondamente vere. Poveri noi...

Hybris271

Mer, 04/04/2018 - 14:33

Egr. SZ, quando i "grandi giornalisti" si comportano come stagisti alle prime armi mi sembra corretto trattarli come tali e quindi bene ha fatto Odifreddi a stigmatizzare pesantemente il "fondatore maximo". Che poi ai giornali, e non solo a Repubblica, interessino più gli scoop della verità (intesa come aderenza ai fatti, non andiamo a impelagarci in questioni esistenziali come "Quid est veritas?"!) è cosa nota, ma normalmente taciuta: se Odifreddi prevedeva l'esito del palesarlo, buon per lui, altrimenti è uno sprovveduto.