Tra proclami, manifestazioni e divieti, l'islam politico reagisce alla batosta elettorale di Venezia, dove i candidati musulmani inseriti nelle liste del Pd (erano ben 7) e hanno registrato un flop totale. Zero eletti al consiglio comunale.
Da Lecco a Civitavcchia, da Torino a Lecce, da Milano Firenze: in tutta Italia ieri mattina all'alba sono cominciati i festeggiamenti islamici per la festa del sacrificio. Uomini, bambini (la cui partecipazione ha comportato un gran numero di assenze a scuola, registrate e denunciate dagli istituti) e le donne non pervenute. Si sono riuniti per pregare in parchi, strade, centri abusivi, con migliaia di fedeli che hanno generato lamentele tra i cittadini, svegliati prestissimo dal richiamo del muezzin.
In particolare, a Oggiono, in provincia di Lecco, alle 6 di stamattina il sonno dei residenti è stato interrotto dall'imam che invitava a pregare i musulmani della zona all'interno di un capannone trasformato in moschea senza alcuna autorizzazione urbanistica.
E, come sottolinea la vice segretaria della Lega Silvia Sardone "l'amministrazione di sinistra ha deciso di chiudere entrambi gli occhi di fronte a una palese violazione del regolamento di polizia urbana del Comune, visto che al capitolo quiete pubblica è fatto espressamente divieto di provocare rumori prima delle 7 del mattino. Siamo alle solite: secondo i progressisti filo-islamici le regole devono valere solo per gli italiani?".
A Civitavecchia invece l'amministrazione cittadina ha pensato bene di bloccare il traffico per consentire la preghiera islamica, senza tenere in considerazione il disagio che ciò avrebbe provocato agli abitanti della zona. A Monfalcone si è registrato un vero e proprio exploit con circa 6mila fedeli che si sono radunati negli stessi spazi della diocesi in cui lo scorso anno avevano velato la statua di Gesù: "Assistiamo ancora una volta alla concessione di spazi della diocesi per la festa del sacrificio, un rito islamico tribale che per i musulmani prevede la tortura e lo sgozzamento di poveri animali fino a farli morire dissanguati. Questa cessione di spazi nei confronti di chi crede in questo tipo di pratiche corrisponde ad una retrocessione inaccettabile e in una legittimazione di comportamenti intollerabili. Anche oggi erano in migliaia, tutti maschi ovviamente, mentre la Chiesa purtroppo era vuota", sottolinea l'europarlamentare del Carroccio Anna Maria Cisint. E davanti a tutto ciò nulla c'entra il dialogo interreligioso o l'inclusione. O la fantomatica islamofobia dietro cui si nascondono, soprattutto perché siamo davanti all'unica religione che pretende spazi senza aver firmato l'intesa con lo Stato italiano prevista dalla Costituzione in modo da regolamentare le confessioni diverse da quella cattolica. Ma l'Ucoii (Unione delle comunità islamiche italiane), sempre così attenta a ogni dettaglio che li riguarda, sembra aver dimenticato unicamente questo aspetto, che però ha una sua centralità. Il suo ex presidente e volto della Comunità islamica di Bologna (tanto cara anche a Romano Prodi), Yassine Lafram, pensa infatti ad attaccare Fdi in Emilia Romagna: "Respingiamo con forza il tentativo di trasformare i musulmani dell'Emilia-Romagna e i loro luoghi di preghiera in sospetti collettivi. Le moschee non sono polveriere" in risposta alla meloniana Marta Evangelisti che aveva parlato di "polveriera" riferendosi all'Emilia-Romagna e agli ultimi casi di Modena e Reggio Emilia.
Ma non è l'unico a passare all'attacco, perché a prendere posizione, passando all'offensiva, sono anche i musulmani della comunità di Verona. Sui social e nei loro gruppi circola infatti il manuale dell'islamico se viene intercettato dai giornalisti: "Richiesta di avvertimento ai fratelli e sorelle musulmane residenti nella zona di Venezia e Mestre nella situazione attuale. Se qualche giornalista italiano (e sottolineano italiano ndr), rappresentante dei media o sconosciuto volesse intervistarvi sulla moschea, attività islamiche o questioni personali, si prega di considerare attentamente la questione".
E poi il divieto: "Non rilasciate dichiarazioni o video senza autorizzazioni" e "consultate la moschea o i responsabili". Predicano il dialogo ma non lo praticano, così come si evince dalla volontà di fuggire dai giornalisti italiani, che cercano di mostrare anche il volto dell'islam che loro tentano di nascondere.