Ong che non firmano: i porti restano chiusi Respinti gli spagnoli

Ong che non firmano: i porti restano chiusi Respinti gli spagnoli

L'Italia (finalmente) applica il Codice di condotta per le Ong. Ieri la Golfo Azzurro, imbarcazione Sar (search and rescue) di Proactiva Open Arms, l'organizzazione non governativa spagnola tra quelle a non aver firmato il protocollo d'intesa con il ministero dell'Interno, ha infatti ricevuto il divieto di ingresso da parte delle autorità del Belpaese. Il natante, che avrebbe a bordo tre migranti, anche se il numero non è stato confermato, si è fermata nel pomeriggio al largo dell'isola di Malta, in attesa di ricevere l'ok per lo sbarco degli immigrati. Il personale della Golfo Azzurro avrebbe richiesto di poter attraccare a Lampedusa, ma avrebbe ricevuto un sonoro rifiuto da parte dell'Mrcc (il centro di coordinamento marittimo della Guardia costiera di Roma). Il governo maltese, in serata, ha negato lo sbarco, per cui la nave è rimasta «in attesa di istruzioni». Alcuni volontari avrebbero chiesto di poter sbarcare «per potersi imbarcare su un volo».

Da capire dove potrà dirigersi e se sarà consentito di tornare indietro per consegnare i tre ospiti alla Guardia costiera libica per il rimpatrio, dopo gli accordi tra il governo di Tripoli e quello italiano. Un'altra incognita resta, peraltro, l'accoglienza dei migranti in Libia. Non sono, infatti, ancora stati realizzati i campi profughi, che potrebbero essere gestiti con la collaborazione di Unhcr e Oim, come più volte anticipato dal ministro Marco Minniti. Cosa certa è che il pugno di ferro da parte del Viminale inizia a dare frutti.

Sabato scorso anche una nave di Medici senza frontiere, altra Ong che non ha firmato il codice, era stata fermata al largo di Lampedusa. I 127 immigranti che trasportava, però, sono stati poi trasbordati su alcune unità della Guardia costiera e portati sull'isola. Secondo fonti vicine al ministero dell'Interno, la volontà è quella di proseguire nell'applicazione delle norme. A chi non ha firmato (ma che è ancora in tempo per farlo) sarà categoricamente vietato l'ingresso nei porti italiani e il trasbordo dei migranti. A meno che non vi siano altri Paesi disposti ad accogliere gli immigrati (cosa improbabile, almeno per il momento), quindi le Ong dovranno rassegnarsi a collaborare riportando indietro le persone trasportate. L'intento è quello di far capire a chi trasgredisce che l'unica via è quella della legalità.

Intanto, trapelano le prime indiscrezioni sul possibile coinvolgimento anche di Save the children nell'inchiesta condotta dalla procura di Trapani sotto la guida del procuratore Ambrogio Cartosio. Alcuni volontari della Ong risulterebbero addirittura iscritti nel registro degli indagati. L'organizzazione, però, respinge le accuse e precisa «di non essere al momento a conoscenza di alcun provvedimento emesso» a loro carico.

«Save the Children - prosegue la nota - ribadisce inoltre di aver operato sempre sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana e di aver agito nel massimo rispetto della legge, in piena trasparenza e collaborazione con le autorità».

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