"Ora basta coi magistrati che giudicano se stessi: il tetto vi cadrà addosso"

Il costituzionalista avverte: "Va tolta al Csm la funzione disciplinare, serve un organo terzo"

"Ora basta coi magistrati che giudicano se stessi: il tetto vi cadrà addosso"

Alla fine, a decidere sul putiferio in corso nel palazzo di giustizia di Milano sarà il Consiglio superiore della magistratura: giudici che giudicano se stessi, una sezione disciplinare dove spesso sembrano contare più le appartenenze di correnti che i torti e le ragioni. Ma è venuto il momento di togliere al Csm la funzione disciplinare: sarebbe una svolta epocale, e a proporla è Sabino Cassese, uno dei più importanti costituzionalisti italiani. Che intanto avverte i Procuratori: attenzione, il tetto vi sta per crollare sulla testa.

Professore, a Milano più di metà di una procura insorge in difesa di un pm di cui il capo della stessa Procura ha chiesto l'allontanamento. È un caso senza precedenti. Fin dove si possono spingere i poteri del capo di un ufficio inquirente? I pm non sono liberi per legge?

«L'articolo 107 della Costituzione dispone che il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull'ordinamento giudiziario. Questo vuol dire che le garanzie del pubblico ministero non sono direttamente stabilite dalla Costituzione ma vengono stabilite dalla legge. In secondo luogo, le garanzie di indipendenza necessarie per gli organi giudicanti non sono simili a quelle necessarie per gli organi dell'accusa, le cui decisioni sono comunque sottoposte al giudizio della magistratura giudicante. Le implicazioni di queste due premesse mi paiono chiare».

Storari ha consegnato i verbali di Amara a Davigo sostenendo che di fatto gli veniva impedito di indagare. Ma in base alla Costituzione l'azione penale non sarebbe obbligatoria?

«Non conosco gli atti e ho una conoscenza sommaria dei fatti, come noti attraverso la stampa. I verbali erano atti riservati della procura e non dovevano circolare.

A giudicare Storari, di cui il pg della Cassazione ha chiesto il trasferimento cautelare da Milano e dalle funzioni, sarà lo stesso Consiglio superiore della magistratura di cui fanno parte consiglieri il cui nome compare negli stessi verbali di Amara. Come si esce da questo cortocircuito?

«In casi di questo tipo, i principi del diritto richiedono un obbligo di astensione di tutte le persone che abbiano conflitti di interessi».

Non sarebbe il momento di portare la funzione disciplinare fuori dal Consiglio della magistratura, in modo da impedire che a giudicare siano a volte i colleghi di corrente degli accusati?

«La funzione disciplinare dovrebbe essere comunque rimessa ad un organismo terzo, per assicurare indipendenza e imparzialità non solo rispetto al poter esecutivo, ma anche nei confronti del corpo della magistratura. Al di là di ciascuno dei singoli passaggi di questa vicenda, due considerazioni generali vanno fatte. La prima è che la declinazione dell'indipendenza in termini di autogoverno è stata errata fin dall'inizio (e duole dire che fu Lodovico Mortara a parlarne per primo, ancor prima della Costituzione). La seconda è che sarebbe consigliabile un maggior self-restraint del corpo dei procuratori, per salvaguardare l'ordine giudiziario, che altrimenti corre il rischio di vedersi precipitare il tetto addosso».

Davigo aveva il diritto di ricevere quei verbali informalmente?

«Non so se si possa parlare di un diritto di ricevere, mentre mi sembra abbastanza chiaro che vi era un obbligo di riservatezza di colui che ha consegnato».

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