"Ora ci meritiamo i forconi". Fronda grillina sulla sicurezza

Di Maio minaccia: «Compatti come una testuggine». Ma una senatrice lo attacca. E in Aula il dl leghista è a rischio

"Ora ci meritiamo i forconi". Fronda grillina sulla sicurezza

Giorni difficili. È uno stressatissimo Di Maio con elmetto e moschetto, quello che affronta la prima «crisi del popolo», che viene dopo governo del popolo, avvocato del popolo e manovra del popolo. Ribellione che dai territori in fermento per Tav e Tap rischia di alimentare dissidenze senatoriali a Palazzo Madama, prese di coscienza presidenziali a Montecitorio, correnti interne, congiure «del popolo» contro il popolo (almeno quello fedele).

In un post su Facebook e poi all'inaugurazione di un progetto di polo intermodale nel Casertano, il vicepremier ministro del Mise-Lavoro ammette che sono giorni «veramente duri». «Oggi nel nostro esercito alcuni stanno dando segni di cedimento - scrive -. Cedimenti che non possiamo permetterci...». Di Maio paventa il rischio di «restare con un pugno di mosche in mano, i cittadini non ce lo perdonerebbero mai». Quindi promette solennemente che «non passerà nulla che vada contro i principi del M5s». Ma chi sono i «nemici interni»? «Qualcuno di noi si sta prendendo a cuore alcune cose, alcuni dettagli che sollecitano una loro sensibilità individuale, non un nostro valore comune». La risposta, minaccia il generale Di Maio, sarà durissima: se «qualcuno decide di fare un passo indietro di testa sua, in quel caso se ne assumerà la responsabilità... Siamo tutti portavoce del nostro programma e del contratto di governo. Qualsiasi altro comportamento non è da M5s e non sarà assecondato». Nientepopodimeno che.

La ferrea «repressione» dimaiesca, palese sintomo di debolezza, viene giustificata dal fatto che «in questi giorni siamo sotto attacco totale: vogliono dipingerci come gente che non rispetta le promesse e sminuendo, censurando o stravolgendo il senso di tutti i risultati raggiunti». Che, secondo il vicepremier, in quattro mesi hanno già coperto «quasi la metà del programma». Attacchi «vili e sconsiderati» che non possono certo «far paura» a chi sostiene: «Siamo seduti dalla parte giusta della storia». Ne consegue che dalla parte sbagliata, come spiega Di Maio, ci siano i commissari Ue, «uomini di partito che ogni giorno sparano contro l'Italia», le agenzie di rating, direttori di giornali e burocrati. Contro queste forze del male, la metafora usata da Di Maio (o da chi scrive per lui) è quella della testuggine romana, con tanto di spiegazione tratta da Wikipedia, affinché venga accertato e accettato dai riottosi il concetto base: chi si sfila, è responsabile del crollo di tutta la testuggine. Quasi un invito a nozze, per il «fuoco amico» degli ortodossi, che al Senato vogliono modificare il «dl sicurezza» caro a Salvini e non vogliono votare l'eventuale fiducia: sarebbero in dieci e potrebbero mettere a rischio i numeri del governo. Elena Fattori è una delle più battagliere e non sarà facile espellerla, come capitò all'inizio dell'era grillina ai (pochi) dissidenti: «Mi devono sfilare con la forza». Ammazza i toni tronfi di Di Maio con una considerazione tipica del grillino antemarcia: «Se avessi detto questo... mi avrebbero rincorso con torce e forconi». Così non si dà per vinta neppure la campana Paola Nugnes. «Il Parlamento - sostiene con un azzardo - non può essere considerato responsabile della stabilità del governo... Nessuno fa passi indietro di testa sua: ci atteniamo al programma». Il senatore Gregorio De Falco, assai vicino a Fico (come la Nugnes), già ricevuto a Palazzo Chigi per essere «ammorbidito», trova poi del tutto fuori luogo il paragone con la testuggine. «Il M5s non è un esercito», scandisce. L'appello di Di Maio a «essere compatti, molto compatti, fusi insieme» rischia così di tramutarsi in boomerang. Toni altisonanti che, per ora, hanno partorito un topolino: Davide Casaleggio, retwittando il post, ha voluto far sapere a tutti che lui sta con Di Maio. Compatto, molto compatto, praticamente fuso assieme.

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