"Il paradosso è che, se un risultato le parole di Gratteri lo hanno prodotto, è stato quello di rafforzare ulteriormente la motivazione alla partecipazione al voto dei sostenitori del Sì, i quali, a questo punto, si recheranno alle urne se non altro per liberarsi dal marchio dell'infamia o anche solo dall'ombra del sospetto di contiguità con presunti impresentabili", sono queste le parole di Enrico Aimi, consigliere laico del Csm, insorto dopo le accuse del Procuratore di Napoli che ha accostato i favorevoli al referendum a profili criminali.
Lei ha subito proposto che l'organo di cui fa parte si attivi per aprire una pratica nei confronti del Procuratore Gratteri e che la Cassazione valuti eventuali sanzioni disciplinari. Come si attiva il meccanismo in questi casi? E quali sanzioni possono scaturirne?
"Nessuna ghigliottina e nessun processo sommario. La procedura è molto lineare: la richiesta di apertura della pratica viene trasmessa al Comitato di Presidenza, che la assegna alla Commissione competente chiamata a valutare se le dichiarazioni possano integrare un'ipotesi di incompatibilità funzionale. Se si ritiene che un magistrato si trovi in una situazione di incompatibilità con il suo incarico, si può arrivare anche a cambiargli funzione o ruolo. Nel procedimento disciplinare, invece, le sanzioni possibili sono diverse: si va dal semplice richiamo formale fino alla rimozione dalle funzioni giudiziarie. In ogni caso, la decisione spetta agli organi competenti, che valutano caso per caso".
Però si registra un numero esiguo di provvedimenti disciplinari nei confronti di altri colleghi. È così?
"Sì, i numeri sono contenuti. Ma questo non significa che le regole non esistano: significa che l'azione disciplinare richiede presupposti rigorosi e fatti ben circostanziati. Non è una clava da brandire nel dibattito pubblico, ma uno strumento tecnico, che va usato con equilibrio. Proprio per questo, quando emergono questioni rilevanti, è giusto che vengano valutate senza drammi ma anche senza timidezze".
Perché ha sentito la necessità di prendere una posizione così netta?
"Le dichiarazioni del Procuratore appaiono irricevibili, intrise di arroganza e supponenza, e non riconducibili al linguaggio che dovrebbe caratterizzare chi è chiamato a ricoprire un così alto
ruolo istituzionale. Da chi esercita funzioni di tale rilievo ci si aspetterebbero misura, continenza e maggiore equilibrio. In uno Stato democratico, piaccia o meno, vigono regole valide per tutti: non esistono intoccabili".