Ostia e vino, la comunione diventa «doc»

Ostia e vino, la comunione diventa «doc»

«Si consiglia di conservare in ogni parrocchia una quantità adeguata di ostie per celiaci in un contenitore a parte; è meglio evitare manovre o atteggiamenti che possano far sentire diversi i fedeli celiaci». Questo è il consiglio finale dell'Associazione nazionale celiaci ai parroci d'Italia, in omaggio alla nuova politica bergogliana dell'accoglienza all inclusive. La raccomandazione segue a ruota la lettera della Congregazione vaticana per il culto divino e i sacramenti, una lettera indirizzata ai vescovi di tutto il mondo e contenente, anche, nuove norme sulla composizione chimica delle ostie. La novità è che queste devono contenere glutine (da qui l'allarme dei celiaci). Poco, pochissimo, infinitesimo, ma ci deve essere, sennò non è «pane». Ora, il fatto è che al sofferente di questa allergia a tutt'oggi incurabile basta poco per lo scatenarsi di sintomi di cui il minimo è la diarrea. Quando Cristo istituì l'Eucarestia prese gli ingredienti più semplici e diffusi, pane e vino. Non tenne conto del fatto che i popoli nordici, per esempio, usavano la birra perché alle loro latitudini la vite (che nemmeno conoscevano) non attecchiva. Quando l'evangelizzazione li raggiunse, il problema si pose e, nelle more delle decisioni papali, c'era chi consacrava con la birra. Poi, i monaci, con paziente lavoro, riuscirono a far crescere la vite in posti impensabili (i vikinghi ci presero anzi gusto e chiamarono Vinland, «terra del vino», quella che è oggi l'americana Terranova). Insomma, Gesù aveva previsto che l'ingegno dei suoi fedeli avrebbe trovato il sistema di ovviare alla mancanza, quando si fosse presentata, del vino e/o del pane. Sì, perché anche il grano era, sì, diffuso in tutta l'area mediterranea, ma in certi altri luoghi non si sapeva che cosa fosse. Ebbene, sicuramente avrà previsto anche l'avvento di una malattia, la celiachia, che fino a qualche anno fa interessava solo qualche specialista ma che in poco tempo è dilagata fino a diventare quasi di massa. Ormai la scritta gluten free è presente su quasi tutti i prodotti commestibili, e anche i ristoranti hanno dovuto adeguarsi allestendo sezioni apposite. Invece, dice la Congregazione che «le ostie completamente prive di glutine sono materia invalida per l'Eucaristia». Va bene anche il grano ogm (complimenti ai Congregati che qui hanno dimostrato indipendenza rispetto al politicamente corretto). Ma possibile che solo le ostie debbano restare indietro rispetto al progresso? Nihil sub sole novi, invece, riguardo al vino, che, come per il passato, deve essere «genuino, non alterato né commisto a sostanze estranee». Timida domanda: ma il vino da messa può essere ogm?

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