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"Pace? Kiev ceda il Donbass". Ma è sempre muro contro muro

Negli Emirati il vertice tra Ucraina, Russia e Usa al riparo da telecamere e reporter Zelensky: "Non regalo territori per soldi e garanzie. Trump ha promesso i Patriot"

"Pace? Kiev ceda il Donbass". Ma è sempre muro contro muro
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Ad Abu Dhabi la diplomazia si muove a passo felpato, consapevole di operare su una faglia geopolitica ancora instabile. Russia, Ucraina e Stati Uniti tornano a sedersi allo stesso tavolo, ma lo fanno lontano da telecamere e taccuini, in un summit rigidamente blindato, dove il silenzio conta quanto le parole. Non è un negoziato di pace né la sua anticamera dichiarata: è l'avvio di un confronto preliminare, circoscritto, che pesa più per ciò che non trapela che per quanto viene ufficialmente comunicato. E non è un caso se le pochissime indiscrezioni filtrate convergono tutte su un unico punto: il Donbass.

Il vertice si è aperto con il linguaggio prudente delle note diplomatiche e con una formula ormai rituale: promuovere il dialogo e individuare soluzioni politiche alla crisi, che serve più a delimitare il campo che a definirne gli esiti. Due giorni di colloqui esplorativi, chiusi alla stampa, in cui le delegazioni si confrontano a distanza di sicurezza, misurando ogni parola. Ma la composizione dei tavoli e la natura dei dossier raccontano che qui non si discute per mero esercizio formale.

Mosca ha scelto una delegazione esclusivamente militare, una decisione che rappresenta già di per sé un messaggio politico. A guidarla è l'ammiraglio Igor Kostyukov, capo dell'intelligence militare, affiancato da alti ufficiali del ministero della Difesa. Il Cremlino, per bocca del portavoce Peskov, parla di un "gruppo di lavoro sulle questioni di sicurezza" e definisce questi colloqui come "i primi negoziati": una formula che non indica un traguardo, ma l'attraversamento di una soglia, e di sicuro un "arrivederci", magari per un secondo summit (con le idee più chiare) a marzo, sempre nella località emiratina.

L'Ucraina risponde con una delegazione più ampia e articolata, che tiene insieme apparato militare, intelligence e diplomazia. Zelensky non è presente fisicamente, ma segue l'andamento dei colloqui. Il messaggio politico che accompagna la delegazione è chiaro: il Donbass resta il cuore del problema. "Una questione fondamentale, ma anche Mosca deve volere la pace", ha ribadito Zelensky, consapevole che è su quei territori che si misura la distanza reale tra le posizioni, ma è scettico sul consiglio di Trump, ovvero cedere tutto il Donbass in cambio di denaro e difese occidentali. Zelensky ha rivelato che a Davos gli Stati Uniti gli avrebbero garantito la fornitura di munizioni per il sistema di difesa aerea Patriot. Lo scrive Ukrinform. "Ho parlato con il presidente Trump e ho ricevuto - non dirò quanti - missili Pac3 per il sistema Patriot".

Sullo sfondo, si muove anche l'inviato speciale di Putin, Kirill Dmitriev, che oggi incontrerà separatamente l'emissario americano Witkoff per un colloquio dedicato ai dossier economici. Gli Stati Uniti partecipano con un profilo che intreccia politica e apparato militare. Dopo il lungo confronto a Mosca con Putin, gli emissari di Trump, Witkoff e Kushner, si sono trasferiti ad Abu Dhabi. Al tavolo ci sono anche il segretario dell'Esercito Driscoll e il Comandante Supremo Alleato in Europa Grynkewich.

Le posizioni, dopo il primo giro di incontri, restano distanti. Il Cremlino mantiene una linea rigida: per arrivare a una soluzione negoziata, le forze armate ucraine devono lasciare il Donbass. Una "condizione molto importante", l'ha definita Peskov, lasciando intendere che altri nodi restano aperti.

Secondo fonti diplomatiche, Stati Uniti e Ucraina starebbero valutando di chiedere al Cremlino un cessate il fuoco sulle infrastrutture energetiche, in cambio della cessazione degli attacchi ucraini contro petroliere e raffinerie russe. Witkoff lavorerebbe invece a uno schema più strutturato: la trasformazione del Donbass in una "zona economica libera", con il ritiro delle truppe ucraine e il mantenimento delle posizioni russe.

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