Padoan mette in riga Renzi sui proclami di tagli alle tasse

Il ministro boccia l'azzeramento delle imposte sulla casa: «Se non si riduce la spesa pubblica non servirebbe alla ripresa»

Un freno e tanti paletti al premier Matteo Renzi. Messi alla maniera di Pier Carlo Padoan, quindi senza polemiche e impuntature di principio. Ma il messaggio al premier c'è ed è chiaro. Ieri è stato il giorno del ministro dell'Economia al Meeting di Rimini, intervistato da Bernhard Scholz, presidente della Compagnia delle Opere.

Intervento applauditissimo, che Padoan ha usato per spiegare il come e il quando dei tagli delle tasse. Come quelli annunciati martedì dal premier, cioè l'abolizione della Tasi sulla prima casa per tutti e la riduzione dell'Imu. La riduzione fiscale «va fatta», ma perché abbia degli effetti positivi «bisogna che chi ne beneficia sia convinto che sia permanente». Altrimenti non cambia i suoi comportamenti, cioè non investe e non spende. Per essere permanente una riduzione fiscale non può che fondarsi su un taglio della spesa pubblica: «La vera questione è il finanziamento dei tagli delle tasse e per questo serve un orizzonte di medio lungo periodo».

Lo stop alle ambizioni del premier è nell'impossibilità a usare la flessibilità sui conti, sia quella già concessa da Bruxelles per sei miliardi, sia quella da concedere, che nelle speranze di Renzi sarebbe di altri 10 miliardi di euro. Unico modo possibile è tagliare la spesa pubblica in modo credibile. Se il premier punta tutto sulla riduzione delle tasse come misura espansiva, il ministro ricorda come la priorità sia la credibilità dell'Italia. «Se la finanza pubblica non è sostenibile, il paese non è credibile e ottiene delle risposte negative dai mercati e dalle istituzioni che ci devono concedere flessibilità». Il problema, riconosce il ministro, è che in Europa «non si fidano». Una serie di richiami, conditi da riconoscimenti alle decisioni adottate «giustamente» dal governo, che sembrano tanti stop alle ambizioni di Palazzo Chigi in vista della sessione di bilancio. «Sono cose di cui bisogna tenere conto con la legge di Stabilità», avverte.

Nessun cenno diretto alla riduzione delle tasse sulla casa. Padoan non offre ricette alternative, ma mette l'accento su un altro tipo di taglio delle tasse. Cioè tutte le riduzioni fiscali che siano un incentivo per la crescita. E annuncia degli sgravi per il Mezzogiorno. Già in un'intervista pubblicata prima del Meeting su Sussidiarietà.net , aveva messo l'accento sulle riforme, che vanno fatte e «implementate», cioè realizzate. Un richiamo che sembra dettato dalla Commissione europea, preoccupata per la scarsa capacità italiana di attuare le leggi.

Poi i conti. La flessibilità, ha ricordato, «riguarda il deficit», ma «il nostro vincolo è l'enorme debito pubblico che si può ridurre soltanto con una combinazione di crescita sostenuta e disciplina di bilancio». La crescita «dello zero virgola non ci soddisfa», ha riconosciuto. Cautamente ottimista sulla Cina. Padoan ridimensiona i crolli delle borse asiatiche e occidentali. Non hanno impatto sulla vita delle persone. Sarebbe invece «preoccupante» se la Cina crescesse meno del previsto. Una crisi dell'economia rischia di frenare lo sviluppo del mercato cinese, che può invece essere uno sbocco importante per l'Italia. L'intervento di Padoan conferma che sulla legge di Stabilità i giochi sono ancora aperti. Difficile evitare le clausole di salvaguardia, difficilissimo tagliare le tasse sulla casa come vuole Renzi. Politica a parte - cioè l'opposizione della sinistra interna, ma anche del sottosegretario all'Economia Enrico Zanetti di Scelta civica che vorrebbero tagli selettivi alla Tasi - le coperture sono traballanti. Tanto che alla Ragioneria continua a circolare l'ipotesi di un inasprimento della pressione fiscale per le seconde case per finanziare lo sgravio sulle prime. Non piace a nessuno, nemmeno a Padoan, ma, a testimonianza delle difficoltà, non è ancora tramontata.

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