Al papà di Mario Bros il premio per la cultura: "Continueremo a far divertire tutto il mondo"

La più alta onorificenza a Shigeru Miyamoto. Prima di lui scienziati e artisti

Prima di lui, lo stesso riconoscimento è stato assegnato a poeti, attori di teatro, biologi e matematici. A sportivi, anche. Mai a un disegnatore di videogiochi. Eppure quest'anno il governo giapponese ha deciso che tra le personalità meritevoli di ricevere il titolo di «Person of Cultural Merit», riservato a chi ha dato un contribuito culturale eccezionale al Paese, ci doveva essere anche lui: Shigeru Miyamoto, il papà di Super Mario e Zelda.

Sessantasei anni, in Nintendo dal 1977, Miyamoto non ha alcuna intenzione di andare in pensione. Lo ha dichiarato lui stesso quando gli è stato detto che, il prossimo 3 novembre, sarà insignito dell'onorificenza: «Vogliamo continuare a far sorridere le persone di tutto il mondo», ha detto. La prima persona plurale non è un errore: «I videogame che ho contribuito a sviluppare non sarebbero potuti essere costruiti da una sola persona. Per questo sono umilmente onorato di ricevere questo titolo come individuo».

Miyamoto non è considerato solo tra i motivi chiave del successo di un'azienda come Nintendo (che, quando lui venne assunto, produceva ancora giocattoli). Miyamoto è ritenuto uno dei più grandi ideatori di videogiochi di tutti i tempi. La sua prima creazione non fu Mario, ma Donkey Kong: siamo nel 1981 e per giocarci bisognava andare in sala giochi. Due anni dopo, nel 1983, arrivava - sempre nelle sale - Mario Bros., nato come spin-off di Donkey Kong e poi diventato il primo titolo dell'arcinota serie. I capitoli successivi sono rimasti in 2D fino al 1996, anno di Super Mario 64: il primo gioco tridimensionale della saga. Si dice che Miyamoto passò mesi a studiare il personaggio del protagonista semplicemente facendolo correre nello spazio virtuale per perfezionarne i movimenti, prima di dedicarsi ad aggiungere dettagli e funzioni. La serie continua tuttora a sfornare nuovi episodi. La rivista New Yorker, che nel 2010 dedicò un ritratto a Miyamoto), disse che Mario, baffuto idraulico italo-americano, era il primo eroe popolare della storia dei videogiochi, con un'influenza culturale pari a quella di Topolino. Dopo di lui, dalla mano dello stesso artista uscirono altri personaggi e altre serie diventate iconiche: The Legend of Zelda, ma anche Pikmin e Star Fox, tutte di casa Nintendo e tutte prolifiche in termini di sequel e derivati. Ciliegina sulla torta: il creatore dei Pokémon, Satoshi Tajiri, ha detto di riconoscere in Miyamoto il proprio mentore e principale ispiratore (tanto che uno dei personaggi del cartone animato porta il suo nome).

Fatti i conti con la storia del soggetto, non stupisce più di tanto la scelta delle autorità di Tokyo di assegnargli un riconoscimento ufficiale, il più alto in ambito creativo e artistico. Persino Yuji Naka, padre del «rivale» di Mario, Sonic the Hedgehog di Sega, si è complimentato con il collega: «Sono felice che oggi per questo titolo vengano scelte anche persone del settore dei videogiochi. È la prima volta che succede». Il diretto interessato, che lavora con gli stessi collaboratori di quarant'anni fa, si è detto grato non solo «per il premio dato al nostro team per gli sforzi sostenuti», ma anche «per il riconoscimento dei videogiochi come parte della cultura nipponica». Domenica, Giornata della cultura e festa nazionale in Giappone, il 66enne dividerà il palco della cerimonia con l'ultimo premio Nobel per la chimica, Akira Yoshino, con l'immunologo Shimon Sakaguchi e il fotografo Takeyoshi Tanuma, tra gli altri. Seduto accanto a Miyamoto sarà come se ci fosse anche Mario. E, con lui, qualche milione di appassionati di videogiochi di tutto il mondo.