Il Papa apre la Porta santa. Inizia il "Giubileo africano"

Bergoglio dà il via alle celebrazioni: "No alla paura dell'altro. Bangui è la capitale del mondo"

Il Papa apre la Porta santa. Inizia il "Giubileo africano"

Le mani protese sulla porta santa della cattedrale. Poi l'apertura e un lungo applauso dei fedeli riuniti per la speciale occasione. «Bangui diventa la capitale spirituale del mondo». L'Anno Santo della Misericordia inizia dal Centrafrica. Sono trascorsi pochi minuti dopo le 17 quando Papa Francesco dà avvio al Giubileo straordinario dalla capitale della Repubblica centrafricana. Bergoglio, visibilmente commosso, apre l'Anno Santo in una terra martoriata e dilaniata da tre anni di guerra civile a sfondo interreligioso, frutto di scontri tra cristiani e musulmani. «Riconciliazione, perdono, amore e pace», è il grido di Francesco al termine della messa celebrata nella cattedrale di Bangui, accolto da circa 300 fedeli. Il grido del Papa si fa ancora più forte: «A tutti quelli che usano ingiustamente le armi di questo mondo, io lancio un appello: deponete questi strumenti di morte; armatevi piuttosto della giustizia, dell'amore e della misericordia, autentiche garanzie di pace», avverte il Pontefice.

«In questa terra sofferente aggiunge sono rappresentate tutte le sofferenze del mondo. Iniziamo qui l'Anno Santo della Misericordia, che viene in anticipo in questa terra, dove c'è odio, incomprensione, mancanza di pace».Una giornata ricca di gesti carichi di significato. Nel corso della messa nella cattedrale, il Papa lascia l'altare per andare incontro all'imam di Bangui e scambiare con lui l'abbraccio della pace. E un nuovo grido perché cessino le guerre. «Anche quando le forze del male si scatenano, i cristiani devono rispondere all'appello a testa alta, pronti a resistere in questa battaglia in cui Dio avrà l'ultima parola. E questa parola sarà di amore e di pace», chiosa il Papa, interrotto più volte dai numerosi applausi.Jorge Mario Bergoglio arriva nella Repubblica centrafricana senza paura, sfidando persino i numerosi allarmi sicurezza lanciati dai servizi segreti. Coraggio e determinazione sono le risposte di Francesco al terrorismo. Terza e ultima tappa del viaggio in Africa: la più delicata ma anche quella dal più forte messaggio politico e pastorale. Da qui, dagli ultimi, dai poveri del mondo, da una delle tante periferie del Pianeta, il Papa ha voluto dare avvio al Giubileo, con un gesto storico e senza precedenti.

È la prima volta che l'Anno Santo prende avvio non a Roma, considerata la capitale della cattolicità universale.Da Bangui, capitale di uno dei Paesi più poveri al mondo, segnato da trent'anni di guerre sanguinose e golpe politici, il Papa lancia un messaggio di pace e riconciliazione. «Vengo nella Repubblica Centrafricana come pellegrino di pace e mi presento come apostolo di speranza», ha scritto sul suo profilo Twitter appena atterrato a Bangui.Occorre «costruire dalla meravigliosa diversità del mondo», dice, ed evitare «la tentazione della paura dell'altro, di ciò che non ci è familiare, di ciò che non appartiene al nostro gruppo etnico, alle nostre scelte politiche o alla nostra confessione religiosa». «Vi auguro la pace, che possiate vivere in pace qualsiasi sia l'etnia, la cultura, la religione, lo stato sociale, perché tutti siamo fratelli», sottolinea il Papa durante la visita al campo profughi nella parrocchia del St. Sauveur a Bangui.

«Tutti siamo fratelli e per questo vogliamo la pace», ripete.Ingenti le misure di sicurezza messe in campo sia dalle autorità locali (il Paese vive un periodo di transizione politica) sia dai caschi blu della missione Onu Minusca che dalle forze francesi «Sangaris».

Oggi ultima giornata del Papa in terra africana, prima del rientro in serata a Roma. Confermata la visita alla Moschea di Bangui, al Km5, il pericoloso quartiere arabo di Bangui. Qui incontrerà l'Imam e lancerà un nuovo vibrante appello perché siano deposte le armi e regni la pace.

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