Dice il proverbio "i parenti me li ha dati Dio, gli amici me li scelgo io", e i presidenti? Oltre che già il proverbio riveli delle complessità non di poco conto nella sua applicazione con i presidenti il problema si fa spinoso, in quanto potremmo non averli scelti ma trovarceli fra i piedi. Al di là delle scelte politiche più o meno condivisibili è noto che lo stile Trump non passerà ai posteri per dedizione verso le convenzioni diplomatiche e le politiche tradizionali, ma come membri della specie più adattabile del pianeta ci siamo assuefatti alle sue smargiassate. È come quando a Natale si è costretti a mangiare insieme a un parente che non ci piace. Per educazione, per "ben della pace" e non sciupare la festa a tutti si cerca di far finta di niente. Al parente molesto si perdonano il chiasso e gli schiamazzi, lo si asseconda fino a giungere al panettone e ai datteri, sollevati al pensiero che è quasi finita. Però, se il parente scomodo confonde il garbo funzionale con una remissiva forma di rassegnazione e se ne approfitta fino a esagerare, allora la festa si può guastare. Purtroppo sarebbe più facile se il parente fosse pazzo, o affetto da "narcisismo maligno", invece non c'è psichiatra al mondo che potrebbe liberarcene con una diagnosi risoluta e un eventuale ricovero. Il nostro parente è soltanto insopportabile. Magari pazza è la famiglia che l'ha invitato alla festa, ma ormai è tardi. Anche perché al parente fastidioso non importa che la festa venga bene, anzi la trova parecchio più divertente quando tutti cominciano a litigare, che lui nella confusione ci sguazza che è una meraviglia ed è di natura dispettoso. La festa si trasforma in una baruffa dove sbocciano i peggiori istinti di ogni componente della famiglia, non solo del parente molesto: c'è chi se la piglia con lui, chi piagnucola in un angolo, chi finge di affrontarlo con tono inutilmente vanaglorioso.
Tutto inutile, perché su quel terreno il parente è rodato e per ognuno di loro ha in serbo un epiteto, un insulto, un'ingiuria fino a che la festa sembra naufragare fra vituperi e insolenze. Per fortuna uno dei familiari, uno che sa quando è il momento di gestire i parenti più difficili, gli dice "ora basta". La festa è finita.