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Pensioni, flessibilità in uscita Ma ci saranno penalizzazioni

Nannicini: "Flessibilità nella prossima legge di stabilità". Costerà da 5 ai 7 miliardi all'anno. Ma le penalizzazioni saranno inevitabili

Pensioni, flessibilità in uscita Ma ci saranno penalizzazioni

Il tema della flessibilità in uscita in ambito pensionistico rientrerà nella prossima legge di stabilità. Il governo intende affrontarlo se il quadro di finanza pubblica lo consentirà. "Come già aveva detto Renzi i tempi non erano ancora maturi - ha affermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, a margine di un convegno all'Istat - il tema resta e il governo intende affrontarlo se il quadro di finanza pubblica lo consentirà".

Le pensioni e la flessibilità in uscita sono le riforme più urgenti per gli italiani, a giudicare dal "fiume" di messaggi - oltre 8mila - arrivati nelle prime ventiquattr'ore in riposta al sondaggio lanciato da Matteo Renzi su Facebook. Ricordando che "siamo a metà cammino" e che al governo "mancano ancora due anni" di cammino, il premier lunedì aveva chiesto sulla sua pagina Fb quale fosse "la riforma più urgente adesso". A giudicare dalle prime risposte, in cima alle preoccupazioni c'è il sistema pensionistico. "La riforma delle pensioni con l'introduzione della flessibilità in uscita per rendere più equa una legge molto penalizzante e priva di gradualità", ha proposto un utente. "Riforma delle pensioni eliminando i privilegi che ancora esistono (compresi i sussidi ai politici) e introdurre il limite dei 40 anni di contributi. Poi si potrebbe inserire il tetto di 8mila euro netti mensili considerando anche il cumulo per chi percepisce più assegni", gli ha fatto eco un altro. "La flessibilità in uscita! Basta annunci! Per due mesi e nove giorni la 'minestra' mi si è allungata di sei anni. E i miei figli di 32 e 26 anni continuano ad essere precari", si è lamentato un cittadino. "Siamo nonne con quarant'anni di servizio - è l'appello di una nonna - vogliamo andare in pensione, goderci i nipoti prima di essere decrepite".

Secondo uno studio di Palazzo Chigi, la flessibilità in uscita sulle pensioni costerà alle casse dello Stato dai 5 ai 7 miliardi annui per diversi anni. Da qui, ammette Nannicini, la necessità di inevitabili "penalizzazioni" per chi decide di ritirarsi prima dal mercato del lavoro. "Le discussioni sulla flessibilità in uscita sono slittate alla prossima legge di Stabilità - annuncia il sottosegretario alla presidenza del Consiglio - non per mancanza di volontà ma per l'impatto dei costi sui conti pubblici". "Qualunque intervento prevede delle penalizzazioni", prosegue Nannicini spiegando che chi vorrà ritirarsi anticipatamente dal lavoro necessariamente dovrebbe prendere un assegno ridotto. "Questo - conclude - va fatto in un'ottica di equilibrio nel rapporto tra le generazioni per evitare problemi di cassa che ci impongono di presentarci alla Ue dicendo che prevediamo delle penalizzazioni".

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