"Evidente pericolosità sociale": con questa motivazione resta in carcere Mohammed Saidi (in foto), il 27enne algerino arrestato giovedì a Milano dalla polizia locale per aver sfregiato con un coltello una ragazza alla fermata Duomo della metropolitana Gialla. Ieri il gip Cristian Mariani ha accolto la richiesta del pm Simona Ferraiuolo e ha convalidato l'arresto dell'uomo, disponendo a suo carico la misura cautelare del carcere. Saidi risponde di sfregio permanente al viso. Il giudice ha riconosciuto l'aggravante dei futili motivi e appunto l'evidente pericolosità sociale. E sottolinea nel provvedimento come il 27enne abbia aggredito la ragazza marocchina di 22 anni, che non conosceva, nonostante poche ore prima fosse già stato arrestato (e rilasciato) per alcuni furti a bordo di auto. Mostrerebbe, quindi per il gip, totale incapacità di controllo e spregiudicatezza, sfogata su una giovane donna indifesa. A quanto si apprende, durante l'interrogatorio di convalida di ieri Saidi, che è accusato anche di resistenza a pubblico ufficiale aggravata ed è difeso d'ufficio dall'avvocato Mara Bracco, avrebbe avuto un atteggiamento ostile. Ha chiesto di essere rimpatriato in Algeria e ha fornito una versione dei fatti di giovedì pomeriggio ritenuta inverosimile.
L'uomo, che parla solo arabo ed è senza fissa dimora nel nostro Paese, ha riferito di essere arrivato in Italia dalla Francia solo da un mese e di avere lavorato come idraulico con un altro cittadino algerino. Il suo racconto è stato che la vera vittima dell'aggressione è lui, perché la ragazza lo aveva guardato male e insultato. Ha anche negato di aver detto di essere musulmano (questo particolare, comunque, non risulta dalle testimonianze in atti ). Avrebbe poi detto di non aver avuto con sé alcun coltello, spiegando che la ragazza si è ferita da sola con la fibbia metallica della borsetta durante la colluttazione. Si sarebbe poi allontanato, perché si sentiva svenire. Ha infine sostenuto che il sangue a terra era suo e ha voluto mostrare una ferita riportata al dito. Ha in sostanza provato a ribaltare la dinamica dei fatti, in un racconto che il gip non considera credibile.
Il coltello usato per sfregiare la 22enne non è stato fin qui ritrovato. Le esigenze cautelari indicate dal giudice sono il pericolo di reiterazione del reato e quello di fuga. L'aggravante dei futili motivi è stata riconosciuta proprio per l'azione spregiudicata contro una donna inerme, solo per uno sguardo che lui riteneva di troppo. Nella richiesta di convalida dell'arresto il pm aveva indicato gli insulti in arabo e gli sputi rivolti da Saidi alla giovane, prima di estrarre il coltello, in pieno giorno e su una banchina affollata. Nella propria denuncia raccolta dalla polizia locale la 22enne precisa che non aveva "mai visto prima" il proprio aggressore.
Dopo la minaccia di chiamare la polizia da parte della giovane l'uomo, spiega lei, "si avvicinava di scatto e, dopo avermi sputato due volte sul viso in segno di disprezzo, mi spingeva con forza sulla spalla sinistra". E dopo le coltellate: "Ho pensato di morire, non riuscivo più a vedere nulla e il sangue mi impediva di respirare".