Donald Trump "non sta bluffando ed è pronto a scatenare l'inferno" contro l'Iran. "Non dovrebbero commettere nuovamente errori di calcolo", afferma la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, spiegando che "se Teheran non accetterà la realtà del momento attuale, e non comprenderà di essere stata sconfitta militarmente, il presidente farà in modo che venga colpita più duramente di quanto non sia mai stata prima". Intanto procedono i tentativi diplomatici: i mediatori di Turchia, Egitto e Pakistan stanno facendo pressioni affinché americani e iraniani si vedano entro le prossime 48 ore. Il Pakistan si è offerto di mediare i colloqui al fine di porre fine al conflitto, un'iniziativa che è stata rilanciata da Trump sui social, e Washington avrebbe inviato un piano di pace in 15 punti incentrato in gran parte su richieste presentate in precedenza alla Repubblica islamica. Leavitt invita tuttavia a essere cauti sul progetto, che "la Casa Bianca non ha mai confermato. Ci sono elementi di verità ma alcune storie sono interamente false".
La proposta Usa - secondo il Washington Post - offre un ampio allentamento delle sanzioni in cambio della rimozione di tutto il suo uranio arricchito e dell'abbandono delle capacità di arricchimento, di limiti al programma di missili balistici, e della cessazione del sostegno a gruppi militanti nella regione, tra cui Hezbollah, Houthi e Hamas. Trump continua comunque a mostrare ottimismo, dicendo che i negoziati sono in corso, e che "stiamo parlando con i leader giusti, i quali desiderano ardentemente raggiungere un accordo". Il comandante in capo ripete che la guerra è già stata "vinta", precisando che suo genero Jared Kushner, l'inviato Steve Witkoff, il segretario di Stato Marco Rubio e il vicepresidente JD Vance sono coinvolti nei negoziati con la leadership iraniana, senza però specificare quali esponenti siano i loro interlocutori.
Intanto, gli Usa starebbero inviando in Medioriente tra i mille e i duemila paracadutisti, portando a circa 7.000 i rinforzi per l'operazione Epic Fury, che conta circa 50mila unità assegnate. Il Pentagono - scrive il New York Times - sta inviando 3.000 soldati dell'82ma Divisione Aviotrasportata dell'Esercito, un'unità d'élite. E altri soldati della brigata potrebbero essere dispiegati nei prossimi giorni. Non è chiaro dove verranno mandati i paracadutisti, ma potrebbero essere impiegati per conquistare l'isola di Kharg: circa 2.300 Marines della 31ma Unità di Spedizione dovrebbero arrivare nella regione entro la fine di questa settimana e i comandanti statunitensi potrebbero impiegarli anche per conquistare l'isola o per contribuire a bonificare lo Stretto di Hormuz. L'aeroporto di Kharg è stato danneggiato dai recenti attacchi statunitensi, quindi, secondo ex comandanti americani, sarebbe più probabile impiegare prima i Marines, che potrebbero riparare rapidamente le infrastrutture aeroportuali. Poi l'Aeronautica militare potrebbe iniziare a inviare materiali e truppe, se necessario, tramite aerei da trasporto C-130.
In questo scenario, è possibile che le truppe dell'82ma Divisione Aviotrasportata vengano impiegate a supporto dei Marines. Sebbene i paracadutisti possano arrivare durante la notte, non trasportano equipaggiamento pesante, come veicoli blindati, che offrirebbe protezione in caso di contrattacco delle forze iraniane.