Pignorati i conti di Marta Vincenzi: "Ora mi aiuta mio marito"

Marta Vincenzi, ex sindaco di Genova, si trova sul lastrico dopo che è stata condannata a risarcire i parenti delle vittime dell'alluvione del 2011

Pignorati i conti di Marta Vincenzi: "Ora mi aiuta mio marito"

“Mi trovo nella condizione di non poter avere di che vivere se non grazie all’aiuto di un marito che ancora lavora”. Marta Vincenzi, ex sindaco di Genova, è finito sotto la scure della giustizia italiana che, lo scorso novembre, l’ha condannata a 5 anni per omicidio colposo plurimo, disastro e falso e al risarcimento anticipato di 4,5 milioni di euro per la morte di sei persone avvenuta a seguito dell’alluvione che ha colpito Genova nel novembre 2011.

Da giovedì i conti correnti dell’ex sindaco sono bloccati e dal mese prossimo le verrà pignorato anche un quinto della pensione. “Improvvisamente mi sento riportata all’età di 24 anni quando mi conquistai l’indipendenza grazie al lavoro. Mi sono data da fare una vita per non dover dipendere...”, spiega la Vincenzi al Corriere della Sera. Lo stesso provvedimento ha colpito anche l’ex assessore alla Protezione civile Francesco Scidone e il dirigente comunale Gianfranco Delponte. I parenti di una delle vittime ha avviato un’azione esecutiva contro i tre imputati con lo scopo di spingere la giunta di Marco Doria a non essere inerte di fronte alla loro situazione, ad oltre cinque anni dalla tragedia ma gli enti pubblici hanno 4 mesi in più dei privati per dare corso alla sentenza e, così, ad andarci di mezzo è stato il patrimonio della Vincenzi.

“Pensavo che dovesse essere l’assicurazione del Comune a provvedere — spiega l’ex sindaca — ma non sta succedendo. L’azione di Palazzo Tursi, evidentemente, non è stata così incisiva da smuovere le resistenze della società assicuratrice. Io per pudore non ho fatto alcun passo. Ma il Comune non dovrebbe avere bisogno di alcun sollecito per intervenire”. Ora la battaglia si sposta in Corte d’appello.“Sto lottando e lotterò perché mi venga restituita la dignità — assicura l’ex sindaca — Ho lavorato una vita per il bene comune, ritrovarmi a settant’anni in questa condizione è incredibile. Pur non ritenendo giusta la sentenza, la rispetto. Ma farò di tutto per dimostrare che in quel momento, con le informazioni di cui disponevo, non potevo fare nulla di diverso da quello che ho fatto”.

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