Piromani per interesse. Padre e figlio arrestati

Progettavano il super-rogo di Ferragosto per garantirsi più foraggio: incastrati dal gps

Piromani per interesse. Padre e figlio arrestati

Presi. Arrestati i piromani che hanno devastato ettari di bosco a Buccheri, provincia di Siracusa. Salvatore e Franco Coniglione, padre e figlio di 60 e 27 anni, allevatori, stavano preparando il grande rogo di Ferragosto quando i carabinieri della compagnia di Noto li hanno fermati e portati in caserma. Non sanno di essere ascoltati, Salvatore e suo figlio: «Du minutu bum bum a focu tuttu» dice Franco. E il padre: «Anu vistu la machina si nun avissimu vistu a machina ogni cosa a Buccheri sempri u parlari suppecchiù». Gli uomini del nucleo operativo e radiomobile di Noto da giorni sono sulle tracce dei criminali che hanno appiccato una serie di incendi fino a lambire le abitazioni del borgo medioevale. Mille e ottocento abitanti illesi per miracolo. Sul posto del primo incendio, il 21 luglio, qualcuno vede la Mitsubishi Pajero del 60enne. Basta piazzare un ripetitore gps per tracciare una mappatura degli spostamenti dei sospetti, proprietari di un'azienda agricola, interessati ad allargare l'area di pascolo del proprio bestiame «facendo pulizia» per risparmiare sulle spese del foraggio. Il fuoristrada si trova sempre in orari sospetti nelle zone date alle fiamme. Gli incendi, favoriti dal vento e dalle temperature, devastano la macchia mediterranea, frutteti e oliveti. I danni al patrimonio naturalistico sono incalcolabili e i carabinieri fanno l'impossibile.

Un tardo pomeriggio, seguendo a distanza Salvatore con i suoi due figli su una Fiat Punto, avvistano diversi focolai appiccati al loro passaggio. Quando i Coniglione si accorgono dei carabinieri fanno inversione di marcia e fuggono in mezzo ai boschi, in contrada Cava. Ci restano fino al mattino dopo per non farsi acciuffare. La Procura di Siracusa ha due certezze: al momento dell'incendio c'erano solo i Coniglione e i loro movimenti sono compatibili con gli inneschi. E una volta scoperti gli allevatori si danno alla macchia per tutta la notte. Un'ambientale piazzata in auto cattura i loro sfoghi: «Ormai la macchina è segnalata () segnalata dai cornuti che sono» riferendosi ai carabinieri. Poi la confessione del capofamiglia: «Io l'avevo acceso ma qua nella strada si era fermato () io lo davo qua sotto nelle valli». Poi le minacce: «Quelli mi hanno rotto la minchia () gli devo dare la sentenza a questi qua, ma non la macchina, loro la macchina. Eh senza macchina gli devo fare a questi cornuti». Persone molto pericolose, tanto da tenere nascosti fucili (rubati) e munizioni. I due sono accusati di incendio boschivo doloso in concorso e detenzione di armi. Inquietante per gli stessi investigatori il modus operandi: per appiccare gli incendi gli allevatori tenevano conto delle condizioni del vento e della temperatura. E per oggi, considerando le temperature record, i Coniglione avevano pianificato l'incendio «perfetto», un unico grande rogo per bruciare erba secca e rovi e allargare i pascoli abusivi.

Intanto prosegue l'emergenza nel resto del Paese: 7 incendi in Sardegna, vari focolai nella Versilia, Tivoli e il Monte Catillo ancora sotto assedio, in fiamme l'Aspromonte. Una catastrofe che spinge i parlamentari calabresi, in testa Marco Siclari di FI, a presentare: «Un disegno di legge per inasprire le pene per i piromani, prevenire gli incendi e reprimere e punire pesantemente chi provoca roghi».

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