Polemiche, lacrime e paura: Parigi non ha superato lo choc

Il Bataclan riapre ma caccia la band della strage che aveva criticato la sicurezza. E Valls prolunga lo stato di emergenza

Polemiche, lacrime e paura: Parigi non ha superato lo choc

Parigi - Una giornata per ripercorrere le tappe delle stragi del 13 novembre 2015. Dallo Stade de France, dove tre kamikaze si fecero esplodere inaugurando la scia di sangue che sconvolse Parigi, è iniziata la commemorazione: alle 9 il presidente François Hollande con accanto il premier Valls ha scoperto una lapide davanti alla porta D dello stadio dove morì per primo Manuel Dias, l'autista 63enne che accompagnava alcuni tifosi alla gara tra Francia e Germania. Il figlio della vittima, Michael, ha letto un testo ricordando l'arrivo del padre dal Portogallo a 18 anni: «Era la prova vivente che l'integrazione in Francia è possibile e necessaria». Poi le note di una canzone scelta dalla famiglia. La cerimonia si è spostata davanti ai bistrot colpiti dalle stragi, nel XI e nell'X arrondissement. Con Hollande e il sindaco di Parigi Anne Hidalgo davanti alla Bonne Bière, uno dei ristoranti assaltati, e nella zona del Petit Cambodge. Il presidente francese ha scoperto altre targhe senza pronunciare discorsi. Anche qui solo lettura dei nomi delle vittime e il minuto di silenzio osservato grazie al traffico interdetto per l'intera mattina. Commemorazioni proseguite al Bataclan, dove furono uccise 90 persone in soli venti minuti e altre morirono in ospedale. Hollande con Valls, Hidalgo, alcuni i ministri e l'ambasciatore degli Stati Uniti Jane Hartley. Nessun discorso. Le famiglie, in polemica con l'Eliseo per gli indennizzi, avevano chiesto che fosse letto semplicemente l'elenco dei caduti e così è stato. Hollande e Hidalgo hanno mostrato una lapide davanti al teatro, poi il minuto di raccoglimento. Il Bataclan era tornato a vivere di musica sabato sera col concerto di Sting, e non solo di cronaca. Ma a rovinare la commemorazione è stata la polemica tra la direzione del teatro e la band che stava suonando il 13 novembre 2015, la sera dell'attentato.

Il direttore del Bataclan ha fatto sapere di aver respinto all'ingresso due componenti degli Eagles of Death Metal che volevano assistere al live di Sting. «Si sono presentati alla porta, ma li ho mandati via. Ci sono cose non si perdonano», ha spiegato Jules Frutos. Alla cerimonia solenne con Hollande, mescolato tra la folla c'era pure il cantante, Jesse Hugues, con altri membri del gruppo. In quegli stessi istanti si è diffusa la smentita del manager dei musicisti che dava del «vigliacco» al direttore del Bataclan. In un comunicato al periodico americano Billboard, Mark Pollack ha sconfessato Frutos: «Jesse non ha nemmeno provato ad entrare al concerto - spiega il manager degli Eagles of Death Metal - lui è a Parigi per condividere il ricordo di quei tragici momenti di un anno fa, con i suoi amici, la sua famiglia e i suoi fans. E quel vigliacco di Jules Brutos (nome volutamente storpiato, ndr) ha sentito il bisogno di sporcare la riapertura del suo teatro diffondendo voci false alla stampa».

Il cantante del gruppo aveva avuto l'impressione così disse a marzo che l'attacco rivendicato dai terroristi fosse preparato dall'interno del Bataclan, sollevando sospetti sul servizio di sicurezza. Intanto il premier Valls ha fatto sapere che «è difficile oggi porre fine allo stato di emergenza». Il provvedimento in vigore dopo gli attacchi del 13 novembre 2015, già prorogato di sei mesi a fine luglio, sarà prolungato a partire da gennaio: «Stiamo per cominciare una campagna presidenziale con comizi e riunioni pubbliche, perciò dobbiamo proteggere la nostra democrazia», ha spiegato.

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