Dopo il Ponte, le Olimpiadi: un'altra impresa cara al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini entra ufficialmente ieri nel mirino della magistratura, che stavolta coinvolge direttamente una figura chiave del dicastero guidato dal leader leghista. Su delega della Procura di Belluno la Polizia bussa ai piani alti del ministero: è l'ufficio di Elisabetta Pellegrini, capo missione, la manager pubblica che è stata accanto a Salvini negli anni di preparazione dei Giochi invernali di Milano-Cortina. Mercoledì alla Pellegrini viene sequestrato il cellulare, ieri le notificano un avviso di garanzia per turbativa d'asta: al centro dell'inchiesta, una delle poche opere incompiute della kermess a cinque cerchi, la cabinovia che doveva collegare Cortina d'Ampezzo a Socrepes per portare gli spettatori a ridosso delle piste da gara e che - a Olimpiadi finite ormai da quattro mesi - non è stata ancora nemmeno collaudata.
"Le Olimpiadi Milano Cortina - è la immediata reazione di Salvini - rappresentano un successo straordinario riconosciuto anche all'estero: sono state il frutto di anni di lavoro mio e di un'intera squadra, di cui ha fatto parte anche Elisabetta Pellegrini, che si è distinta per impegno e laboriosità". Il ministro si dice "certo che le indagini confermeranno la piena legittimità di tutti gli atti, per il momento possiamo ricordare che i Giochi sono stati una vetrina incredibile per tutta l'Italia e ne siamo orgogliosi".
L'inchiesta, scaturita da un esposto di Avs (Alleanza Verdi Sinistra) era venuta alla luce già il 21 maggio con una serie di perquisizioni disposta dal capo della Procura bellunese, Massimo De Bortoli. Principale destinataria era Simico (Società infrastrutture Milano-Cortina), la struttura partecipata dal governo e dagli enti locali interessati ai Giochi, il cui amministratore delegato Fabio Massimo Saldini si era visto recapitare già allora un avviso di garanzia insieme ai vertici della Graffer, l'azienda bresciana titolare dei cantieri. Al centro, i tormentati lavori per la cabinovia, rallentati e resi più costosi dalla instabilità geologica dei terreni: ma secondo i pm, la lentezza era pianificata per poter poi assegnare con procedura diretta d'urgenza i lavori alla Graffer, tagliando fuori la concorrenza. In realtà dalle carte emerge che la prima gara per assegnare i lavori era andata deserta, dopo che colossi del settore come Leitner e Doppelmeyr si erano tirati fuori, e che la procedura d'urgenza era inevitabile per non arrivare fuori tempo massimo. Anche i rapporti tra Simico e Graffer, che la Procura considera complici nell'appalto truccato, pare che fossero tutt'altro che idilliaci: dopo l'interrogatorio del 27 maggio di Saldini il suo legale, l'ex deputato Maurizio Poniz, ha reso noto che "non c'era alcun rapporto privilegiato con la Graffer, al contrario Saldini ha chiarito che sono insorti contrasti sempre maggiori". Pesanti contenziosi si sarebbero aperti anche relativamente alle opere di Bormio e Livigno.
Ma la Procura bellunese è andata avanti ugualmente, e - dopo avere analizzato computer e telefoni sequestrati nella prima fase - fa il salto di livello, portando l'inchiesta nel cuore del ministero di Salvini. Teorizzando, evidentemente, che proprio da lì, dalla Pellegrini, fosse partito chissà perché l'ordine di rallentare i lavori.