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Ponte, la procura setaccia i telefoni

"Volevano corrompere altri due magistrati". I sospetti della Lega: attacco a Salvini

Ponte, la procura setaccia i telefoni
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Il progetto "è valido, si va avanti, noi siamo estranei" dice l'amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci (non indagato) mentre infuria la bufera politica scatenata dall'inchiesta della Procura di Roma. Che indaga per corruzione e rivelazione di segreto tre persone, accusate di aver tentato, senza successo, di influenzare l'iter dell'approvazione del Ponte sullo Stretto da parte della Corte dei Conti. E andare avanti è anche la linea del governo di fronte al fuoco di fila delle opposizioni che chiedono di stoppare il progetto. Lo stesso ministro Salvini resta convinto che la fattibilità dell'opera non venga intaccata dalla tegola giudiziaria, mentre i suoi ricordano che il Mit è del tutto estraneo all'indagine. È poi il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani a invitare a "non strumentalizzare" le indagini: "Non voglio interferire ma mi pare che sia un grande progetto, una grande infrastruttura che deve andare avanti, poi la giustizia deve fare il suo corso, però non lo strumentalizziamo". Tra i leghisti non si fa mistero del sospetto di un affondo giudiziario nell'ambito del clima post referendum. E la sensazione che se vi sia un bersaglio politico, sia il loro segretario. Come ha detto, del resto, uno degli indagati, Francesco Saccomanno, ex consigliere d'amministrazione della società Stretto di Messina ed ex commissario della Lega in Calabria: "Vogliono colpire Salvini".

Saccomanno è accusato con l'imprenditore Vincenzo Virgiglio di aver agganciato un ex magistrato della Corte dei Conti, Tommaso Miele, per tentare di condizionare il parere che i giudici contabili dovevano dare alla delibera con cui il Cipess aveva autorizzato il progetto. Pressioni che non sono andate a buon fine visto che quella delibera nell'ottobre 2025 non è passata. Ma per i pm di Roma, Miele avrebbe fornito costanti aggiornamenti sull'andamento della procedura, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi, in cambio della promessa di futuri incarichi.

Saranno ora passati al setaccio i telefoni dei tre indagati. Si scava nella rete di relazioni e nelle comunicazioni intercorse nei giorni precedenti la decisione della Corte dei Conti di bocciare la delibera del Cipess ("deficienti", il commento di Miele intercettato). Per chi indaga, Saccomanno e Virgiglio avrebbero cercato di agganciare altri due magistrati che però non hanno risposto alle sollecitazioni. L'obiettivo sarebbe stato avere altri link all'interno del tribunale contabile, e in particolare nella sezione dei controlli di legittimità sul provvedimento del Cipess. L'avvocato che difende Miele, Pier Paolo Dell'Anno, esprime "massima fiducia nell'attività della magistratura, con il tempo si chiarirà la totale estraneità del mio assistito alle contestazioni".

Quanto a Saccomanno, che si è già dichiarato estraneo, Ciucci ha precisato che "non ha alcuna delega né poteri di rappresentanza della società. Io non ho mai ricevuto comunicazioni o avuto interlocuzioni connesse all'oggetto dell'inchiesta. Al rinnovo del Cda era stato sostituito".

E infine, ha aggiunto, "mi sembra strumentale utilizzare questi fatti, ancora tutti da accertare e che sono in fase di indagini preliminari, per attaccare un progetto valido, studiato in ogni aspetto dai massimi esperti al mondo".

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