"Una porcata per salvare Tirreno Power". Nei guai il braccio destro di Renzi

Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio De Vincenti suggerì la strada a Tirreno Power per aggirare le prescrizioni ambientali

"Una porcata per salvare Tirreno Power". Nei guai il braccio destro di Renzi

"Serve una porcata per salvare Tirreno Power". A parlare sono due alti funzionari del ministero dell'Ambiente: Giuseppe Lo Presti, dipendente della divisione che si occupa del rilascio della Autorizzazione integrata ambientale (Aia), e Antonio Milillo. Non sanno che nei loro uffici i carabinieri del Nucleo operativo economico di Genova hanno piazzato alcune cimici. E così parlano liberamente di quella "leggina" creata ad hoc al dicastero dello Sviluppo economico per aiutare la società partecipata dalla societa francese Gas de France e dall'italiana Sorgenia, la holding energetica fondata e controllata dalla famiglia De Benedetti fino allo scorso marzo, e che detiene la centrale di Vado Ligure i cui fumi, a detta della procura di Savona, hanno provocato la morte di migliaia di persone.

Dopo essere finita sotto sequestro, Tirreno Power presenta una nuova richiesta di Aia. Come spiega la Stampa, che oggi pubblica le intercettazioni choc contenute nell'inchiesta della procura di Savona, il documento serviva a garantire che "se si fosse proceduto al riavvio degli impianti, sin da subito si sarebbe potuto garantire una sostanziale riduzione delle emissioni". Il governo Renzi si muove subito per dare una mano. "A un certo punto - scrivono gli investigatori - sembra che il tentativo da parte delle istituzioni di 'dare una mano' a Tirreno Power con la norma ad hoc diventi concreto tanto che dalla seguente ambientale emerge come gli uffici del ministero dell'Ambiente siano interessati ad apporre le modifiche di competenza ad una bozza di testo che evidentemente è stata redatta dal ministero dell'Sviluppo economico". Nelle carte degli inquirenti spuntano, infatti, due esponenti di spicco, uno dei quali oggi siede accanto a Matteo Renzi a Palazzo Chigi. Il piddì Massimo De Vincenti, ex viceministro dello Sviluppo economico e oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio, "si adopera" infatti per "suggerire la strada a Tirreno Power per aggirare le prescrizioni" ambientali. Il secondo nome eccellente che spunta dalle carte dell'inchiesta è quello del ministro allo Sviluppo economico, Federica Guidi. "Dall'ambientale - continuano gli investigatori - emerge ancora come l'avvocato (difensore di Tirreno Power, ndr) Paola Severino abbia a questo proposito un incontro con il ministro Guidi".

I carabinieri del Noe intercettano i due funzionari del ministero dell'Ambiente proprio pochi giorni dopo che Tirreno Power ha presentato la richiesta di Aia. "E meno male che siamo al ministero dell'Ambiente", dice uno. Lo Presti e Millo parlano apertamente della "porcata". "Non potrà mai essere pulita", fa eco l'altro dicendo di sentire "le mani lorde di sangue" perché la leggina è stata scritta "da quelli là" in una forma ad hoc per aiutare Tirreno Power. Il sangue è quello delle migliaia di persone morte per i fumi della centrale di Vado Ligure.

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