"Al posto tuo ci va un amico". Ucciso al lavoro dai colleghi

Omicidio a fine turno, il 37enne indiano lavorava nell'azienda da 15 anni. Aveva due figli piccoli

"Al posto tuo ci va un amico". Ucciso al lavoro dai colleghi
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Quell'impiego faceva gola a un altro. E così lui Ranjeet Bains doveva morire. Per favorire un turnover un poco fai da te, per sistemare le cose, per aiutare un amico. Sì, oggi di lavoro si può anche morire. Non solo in senso stretto e sul posto di lavoro, ma piuttosto per ottenere un posto, quando il lavoro non basta per tutti.

Si riassume follemente così il brutale omicidio di Ranjeet Bains, nato in India 37 anni fa, ma arrivato bambino in Italia, insieme al padre. Qui Bains era cresciuto e qui si era integrato. Una famiglia, un contratto, uno stipendio. Lui ce l'aveva fatta. E in quell'azienda metalmeccanica di Coldisotto di Luzzara, dove lavorava da 15 anni, c'era tutto il suo mondo e le sue chance per il futuro dei suoi ragazzi di 2 e 7 anni. Alla Quattro B non era l'unico straniero, nemmeno l'unico indiano. Con lui c'erano anche i fratelli Charanjit e Paranjit Singh di 42 e 41 anni. Bains, probabilmente, per un po', li aveva creduti amici: lui si era stabilito nella provincia lombarda a Motteggiano, loro nel reggiano. In fondo, in quel fazzoletto di campagne, fra Mantova e Reggio Emilia, c'è sì il confine di due Regioni, ma fra i loro due paesi, addormentati sulla stessa riva, Luzzara e Suzzara, così simili anche nel nome, non c'è nemmeno il grande fiume Po a dividere destino e terra. E invece, ormai la cesura fra fazioni era netta. Bains e i fratelli Singh litigavano spesso: questo dicono le prime testimonianze di colleghi ed amici. Sono i Singh ad aver aggredito e ucciso Bains. Lo hanno fatto a mani nude, fra colpi, calci, pugni e botte, utilizzando forse anche dei dischetti di metallo e una pala. Era lunedì pomeriggio, alla fine del turno di lavoro. Hanno atteso che Bains fosse lontano da tutti, poi hanno agito. Un agguato in piena regola, su cui gli inquirenti stanno ancora indagando nei dettagli, scavando nel passato degli operai. Pare che i fratelli volessero da tempo far entrare in azienda un loro amico, forse un loro parente.

La dinamica e la cronaca appaiono sempre più chiare, sia ai carabinieri del nucleo investigativo di Guastalla, sia alla procura di Reggio Emilia. La telefonata al 118 è stata repentina: a comporre il numero, poco dopo le 16.30, sono stati alcuni colleghi che hanno assistito a quella che poteva sembrare una rissa scoppiata per un diverbio e che, però, era in realtà un commando a senso unico. Quando i carabinieri sono arrivati, Bains era ancora cosciente, ma molto grave, mentre i fratelli erano lì, in piedi, armati della loro rabbia e dei loro pugni insanguinati, come una pistola fumante sulla cena.

Mentre Bains spirava per le ferite sull'ambulanza, loro venivano arrestati in flagranza per omicidio preterintenzionale aggravato dai futili motivi, così come disposto dal pm Giacomo Forte.

Intanto, il sindaco di Luzzara Elisabetta Sottili, oltre a esprimere sconcerto per l'accaduto, si dice pronta ad avviare con le ditte della zona e con i sindacati un confronto per capire se ci siano realmente «clan» di indiani che si spartiscono o contendono i posti di lavoro: «Siamo pronti a discuterne per vedere se strutturarci meglio».

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