Il fronte antagonista e quello islamico, sono sempre più uniti e soprattutto più organizzati che mai, come dimostra la conferenza di Potere al Popolo tenutasi ieri a Roma in un hotel nei pressi della stazione Termini per mettere a punto un nuovo campo politico. Non hanno preso parte solo le solite sigle che mostrano vicinanza al gruppo di Marta Collot (è lei insieme a Giuliano Granato uno dei volti più noti del movimento che punta al Parlamento). C'era anche la rete di Mohammad Hannoun, in carcere dal 27 dicembre, in quanto ritenuto dalla Procura di Genova, l'uomo capo della cupola di Hamas in Italia: per l'Abspp (l'associazione fondata da Hannoun che secondo l'accusa avrebbe raccolto milioni di euro con la scusa delle beneficenza finiti però nelle tasche di Hamas) c'era Abu Omar, anche lui indagato per terrorismo (reato 270 bis) in quanto responsabile dell'associazione in questione per il centro Italia, in particolar modo Roma, dove ha legami con il centro islamico Al Huda che fa capo alla moschea di Centocelle. Ebbene, Abu Omar, dopo che nei giorni precedenti è stato a Napoli con la rete di Humanity In Focus di Ossama Al Jaber, in occasione di una conferenza palestinese cui hanno partecipato anche esponenti della sinistra italiana, ora cerca di inserirsi nel giro della Capitale in una nuova veste, quella di frontman. Una veste inedita, perché prima a esporsi e tenere pubbliche riunioni con Potere al Popolo e sindacati di base era sempre Hannoun. Oltre a Omar, in rappresentanza dei palestinesi c'era anche Maya Issa, personaggio noto dei movimenti di piazza, secondo la quale essere oggi pro Pal vuol dire anche "gridare che vogliamo più soldi per il welfare". Un patto d'acciaio sinistra-Islam tanto che l'Ucoii dice la sua pure sul corteo sulla remigrazione chiedendo la condanna ufficiale dei cori "islamofobi e fascisti". E poi hanno sfilato sul pulpito romano i rappresentanti dell'Usb, gli attivisti della Flotilla, quelli del "Movimento per l'abitare" e del "Movimento migranti e rifugiati" di Napoli. E ancora: collettivi universitari, i portuali del Calp, l'Arci e vari centri sociali. Si sono presentati sul palco anche Ultima Generazione e diverse sigle del comunismo nostalgico con falce e martello. Tra i relatori, anche l'ambasciatore cubano in Italia, che ha portato i saluti del governo dell'isola caraibica. Dal palco Granato ha preso le distanze sia dal campo largo che dal centrodestra, posizionandosi in un'area radicale della sinistra. Ha definito le piazze dell'autunno 2025, tra le quali c'erano quelle che hanno causato decine di feriti tra le forze dell'ordine, "spazi di possibilità" per "avanzare" e "costruire un progetto di trasformazione", rilanciando la mobilitazione nei prossimi mesi.
Potere al Popolo va alla ricerca di un sistema socialista in Italia, vuole la nazionalizzazione dell'industria e si rifà al programma di Zohran Mamdani, che però dopo le promesse fa i conti con la mancanza di coperture. Ma il nodo politico non è tanto il programma economico, già fallito in ogni sua declinazione storica, quanto il blocco ideologico che si sta costruendo e che ha nel sud Italia il suo zoccolo più resistente, come dimostrano le numerose iniziative che il gruppo tiene a Napoli. Potere al Popolo tenta di ritagliarsi uno spazio facendo leva su un'alleanza (complice quella islamica) che si spinge verso derive sempre più radicali sul piano politico e culturale.
E il rischio non è tanto che questo progetto conquisti consenso di massa, quanto che contribuisca ad alzare ulteriormente il livello dello scontro, normalizzando linguaggi e pratiche che poco hanno a che fare con una sana dialettica democratica. Ed è proprio su questo terreno che si giocherà la partita dei prossimi mesi, con l'Islam che cerca di trovare una poltrona in Parlamento.