C'è una parola che non si può pronunciare dalle parti del campo largo. Una parola che fa ribollire gli animi di Elly Schlein e di una coalizione che non solo è eterogenea ma fatica a trovare una guida. La parola impronunciabile rimanda alla premiership. Guai a parlare di chi dovrà essere il prescelto per andare a Palazzo Chigi in caso di vittoria alle prossime politiche. E pensare che il Pd era nato alla fine del 2007 sull'onda della vocazione maggioritaria, delle primarie, insomma di tutto quello che riportava alla leaderizzazione della compagine progressista. Eppure da un po' di tempo a queste parte le primarie - che dovrebbero servire a selezionare il candidato premier - sono sparite dal lessico dem e del campo largo. Ed è una delle ragioni per cui la nuova legge elettorale - il Bignami bis che dovrebbe approdare in aula a Montecitorio il prossimo 26 giugno - è avversata dal centrosinistra. Nel testo infatti non solo sarebbe prevista l'indicazione del premier ma il concetto viene rafforzato da un ulteriore aspetto: non scegliere il nome di chi dovrebbe andare in casa vittoria a Palazzo Chigi implicherebbe l'inammissibilità delle liste. In estrema sintesi, il nuovo sistema di voto impone agli azionisti del campo largo di sedersi attorno a un tavolo per trovare una soluzione. Toccherà dunque alla Schlein o a Giuseppe Conte? Oppure a sorpresa sarà la volta di Silvia Salis o ancora di un padre nobile come Pier Luigi Bersani?
Stefano Ceccanti, già senatore del Pd e professore di rito riformista, non ha dubbi: "Norma o non norma si può pensare che una coalizione possa andare al voto senza chiarire chi è il suo candidato premier? Questa esigenza non la crea la norma che potrebbe anche non esserci. L'indicazione politicamente si impone comunque e visto come è costruita la coalizione di centrosinistra le primarie sarebbero inevitabili anche grazie alla norma".
Già, le primarie. Farle o non farle? Non è un mistero che Schlein teme il fattore Conte in caso di primarie. Anche perché il leader del M5S - per il suo curriculum, due volte ha già indossato la grisaglia da premier e per la sua postura ecumenica - potrebbe intercettare un bacino elettorale più ampio e dunque sbancare le primarie. E tutto questo Elly e i suoi fedelissimi vorrebbero evitarlo.
Ma se cambiasse la legge elettorale non ci sarebbe altra via all'infuori delle primarie come ha ammesso dalle colonne del Fatto Quotidiano, Goffredo Bettini, ideologo di tutte le cose che succedono in casa democrat: "Se cambia il sistema di voto saremo obbligati dalle regole elettorali a scegliere prima, lo faremo nel solo modo possibile, allo stato attuale: le primarie". L'affaire premier innervosisce e spaventa la leader del Pd che preferirebbe essere indicata in quanto segretaria del primo partito della coalizione. Ma come si sa ormai da tempo non c'è unanimità all'interno del Nazareno: i padri nobili del Pd e non solo pensano che sarebbe necessario un altro profilo, più inclusivo.
In questo quadro Schlein cerca di polarizzare lo scontro. E questa volta fa un passo successivo, prende di mira Forza Italia, forse per provare a conquistare la galassia moderata: "Attraverso gli emendamenti al Piano Casa, tenta di riesumare il condono edilizio del 2003 voluto dal governo Berlusconi, spalancando la porta alla sanatoria anche per immobili abusivi costruiti in aree vincolate e fuori da ogni regola".
Non si fa attendere la replica degli azzurri con Annarita Patriarca che fa sapere di aver ritirato l'emendamento: "Nessun nuovo condono, ma un tentativo di risolvere quella che è diventata una piaga sociale, determinata da una scelta nefasta dell'epoca, di non applicare il condono del 2003 nel solo territorio campano, a differenza delle altre regioni".