Quel dossier su Giuseppi per tenerlo in pugno

Il fondatore rimanda la replica a un video Di Maio irritato dalle parole dell'ex premier

Pressing su Beppe: "Devi accettare". Dossier su Giuseppi per tenerlo in pugno

Beppe Grillo (nel tondo) è furioso. Si confronta con Stefano Buffagni, Vito Crimi e Luigi di Maio. La tentazione di ribattere con un grosso «vaffa» alle parole di Conte è enorme. Si sfoga con amici e staff: «Conte è in balìa del Travaglio pensiero». A caldo vorrebbe consegnare all'avvocato di Volturara Appula un messaggio stile Grillo: «Ritorna a fare il prof». Però prende tempo. Riflette e prepara la risposta in un video. Valuta tutte le conseguenze. La prima: è in gioco il futuro del Movimento, la storia della sua creatura.

E quindi resta aperta la strada che conduce a una mediazione. Un compromesso su due punti: depotenziare, con altre due tre modifiche, il potere del capo politico e far decidere, con la votazione (richiesta da Conte), gli attivisti. Chiudere la guerra senza vincitori e vinti. Concludere con un lapidario: «abbiamo scherzato». Tutti i big spingono in questa direzione. In ogni caso la decisione finale spetterà solo al comico.

Grillo avrebbe in mano anche un'altra carta per tenere in ostaggio Conte. Tra il garante e l'ex presidente del Consiglio ci sarebbe stato un lungo carteggio (decine mail e messaggi) tra gennaio e febbraio, nei giorni in cui Matteo Renzi apriva la crisi di governo. Cosa si nasconde nella corrispondenza segreta? Pare che l'avvocato del popolo aggiornasse Grillo sull'operazione responsabili: il piano di reclutamento di senatori e deputati per sostituire Italia Viva in maggioranza. Missione che poi non andò a buon fine. Le tracce di quell'operazione, guidata da Conte e dal suo fido Rocco Casalino, sarebbero contenute nelle mail in possesso di Grillo. Per farci cosa? I più maliziosi tra i parlamentari grillini adombrano il sospetto che il comico possa ricattare Conte. E perché? Si fa riferimento al caso Ugo Grassi: l'ex senatore dei Cinque stelle, poi passato alla Lega di Salvini, svelò in un'intervista a Repubblica che Conte lo convocò a Palazzo Chigi per offrirgli un incarico e bloccare l'addio al Movimento. Ricostruzione smentita dallo staff di Conte. Potrebbero esserci altri casi Grassi? E Grillo avrebbe in mano un dossier per spedire Conte in pubblica piazza? Delegittimarlo all'occhio dell'opinione pubblica. Una minaccia. Sono ipotesi che da ieri sera circolano negli ambienti dei Cinque stelle e rendono il quadro ancor più grigio. Tra dossier e ricatti il pressing su Grillo è cresciuto dopo la conferenza stampa di Conte: «Beppe lasciaci votare lo Statuto. Facciamo decidere la base». I gruppi parlamentari, Camera e Senato, appaiono impauriti dall'epilogo dello scontro Grillo-Conte. I posizionamenti cambiano di ora in ora. Dopo il vaffa di Grillo a Conte, in molti si erano schierati con il comico e contro l'ex capo dell'esecutivo. Da ieri però la pattuglia di parlamentari si è spostata sulle posizioni di Conte. Il timore è che lo strappo possa assestare il colpo mortale al Movimento. Stefano Buffagni, l'ex viceministro dello Sviluppo economico, è uno dei parlamentari che ha un filo diretto con Grillo. Sta provando a mediare tra le due parti. Anche se dal fronte di Conte non ci sono margini di trattativa: «Il pacchetto sullo Statuto è chiuso», ha ribadito l'ex premier in conferenza stampa.

Roberto Fico è ottimista: «Stiamo facendo una sintesi rispetto al Movimento. Mettiamo in comune le migliori risorse».

Altra colomba in azione è il reggente Vito Crimi che però cerca di incidere su un altro punto: limare ancora gli articoli dello Statuto al centro dello scontro e poi dare la parola agli attivisti. Di Maio, irritato dalle parole di Conte in conferenza stampa («non faccio il prestanome», riferendosi ai poteri assegnati nell'attuale statuto al capo politico), è fiducioso: «Confido nell'intesa». Nello scontro si inserisce l'ex grillino Alessandro Di Battista: «Onestamente non devo schierarmi oggi, essendomi schierato 4 mesi fa. Io non ho lasciato il Movimento per questioni statutarie. L'ho lasciato per ragioni politiche in quanto ha deciso di sostenere un governo pessimo e dunque le politiche di tale governo».

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