Produzione industriale in calo del 33%. Il crollo del Pil è ormai una certezza

Ordini quasi a zero. Bernini (Fi): "Ora sussidi a fondo perduto"

Produzione industriale in calo del 33%. Il crollo del Pil è ormai una certezza

Le imprese italiane sono in una situazione drammatica che rischia di fare da detonatore a una crisi sociale senza precedenti. Il Centro studi Confindustria (Csc) ha rilevato a maggio una diminuzione della produzione industriale del 33,8% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso, un dato leggermente migliore del -44,3% tendenziale registrato ad aprile. La variazione acquisita della produzione industriale (cioè se a giugno il dato fosse pari a zero) nel secondo trimestre è di -27,7% sul primo, quando era diminuita dell'8,4% sul quarto 2019. Se, invece, nel mese appena iniziato procedesse la lenta ripresa della domanda, nella media del secondo trimestre si avrebbe comunque una riduzione di oltre il 20% dell'attività.

Questo calo comporterebbe un contributo negativo di circa 5 punti percentuali alla diminuzione del Pil nel secondo trimestre. Numerosi sono i fattori che continueranno a frenare la piena ripresa dei ritmi produttivi. Dal punto di vista della domanda, si rileva una diminuzione dei consumi delle famiglie a causa dell'incertezza sui tempi di uscita dall'attuale emergenza sanitaria che ha portato a un aumento del risparmio precauzionale e al rinvio di acquisti ritenuti non essenziali (in primis quelli di beni durevoli). Inoltre, le abitudini di spesa dei consumatori sono radicalmente cambiate e, secondo il Csc, «molto gradualmente torneranno a quelle precedenti, mentre le difficili condizioni del mercato del lavoro negli ultimi mesi hanno determinato la perdita di potere d'acquisto per milioni di lavoratori». Dal punto di vista dell'offerta, l'attività delle imprese è frenata dai livelli elevati di scorte che devono essere smaltite prima che il ciclo produttivo possa tornare su ritmi normali. Queste due condizioni, rimarcano gli economisti di Viale dell'Astronomia, «da sole determinano un avvitamento che frena l'attività e incide anche sulla programmazione degli investimenti». Molti imprenditori, inoltre, soffrono per la carenza di liquidità a causa del blocco normativo delle attività nei mesi scorsi. Per il momento, dunque, molti sono costretti a navigare a vista, anche a causa di uno scenario di estrema incertezza sull'economia italiana e internazionale. «In assenza di adeguati interventi a sostegno della ripresa del sistema produttivo - conclude il Csc - nel giro di pochi mesi si rischia l'esplosione di una vera e propria emergenza sociale che renderà ancora più impervia la strada verso l'uscita dall'attuale crisi economica».

«L'allarme del Centro Studi di Confindustria va ascoltato perché arriva da chi ha il polso reale della crisi», ha commentato il capogruppo al Senato di Fi, Anna Maria Bernini, aggiungendo che «ci sarebbero voluti da subito sussidi a fondo perduto e non prestiti ad imprese già indebitate, che peraltro ancora stentano ad arrivare».

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