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Il promemoria di Mattarella. "Dipendevamo dagli aiuti Usa"

Il presidente alla cerimonia solenne di Montecitorio per gli 80 anni della prima seduta della Costituente nel '46. L'ovazione dell'aula quando ricorda i martiri del fascismo

Il promemoria di Mattarella. "Dipendevamo dagli aiuti Usa"

Fuori, il sole che squaglia i granatieri di Sardegna, schierati con i colbacchi davanti a Montecitorio mentre Mattarella passa in rassegna il picchetto d'onore. Dentro, le bandiere, i parlamentari, i ragazzi, le foto d'epoca, l'Opera di Roma, gli inni, la festa grande di "una Repubblica di tutti", come dice il presidente. Ottant'anni fa qui la prima seduta dell'Assemblea Costituente, il primo atto formale di una democrazia appena nata "dopo aver pagato un prezzo altissimo" e messa in salvo solo grazie ai tanti soldi del piano Mashall. "L'Italia era sconfitta, distrutta, segnata dal lascito della guerra fascista e largamente dipendente per la sopravvivenza dagli aiuti statunitensi", ricorda il capo dello Stato.

"Ma quella condizione non cancellò l'esigenza di una politica estera autonoma". E vale pure oggi, nel pieno dello scontro con Trump. Europa e Nato sono ancora i pilastri, abbiamo "giocato un ruolo significativo nella costruzione dell'unità del continente e nell'architettura della sicurezza mondiale". Con Washington si può discutere tutto, non l'amicizia.

Banchi stracolmi, applausi, un filo di emozione nella voce di Mattarella: mancano solo il generale Vannacci e la sua truppa per la celebrazione di questo rito laico. Concordia e unità sono le due parole chiave che incardinano il lungo discorso del presidente. La cronaca di quei mesi convulsi, le speranze di rinascere, la "sintesi" che riuscirono a trovare i costituenti provenienti da diverse esperienze. Il punto principale, spiega il capo dello Stato, è che la Repubblica ha portato la democrazia e i diritti sociali. "Siamo orgogliosi dei passi compiuti dal nostro Paese". È una storia bella ma difficile, che parte dai martiri assassinati dal fascismo. Mattarella cita Matteotti, Gramsci, Amendola, don Minzoni, i fratelli Rosselli e tutti in piedi a battere le mani, a cominciare da Giorgia Meloni.

Anzi, la storia parte da molto prima, da Mazzini e Garibaldi e dal sogno di un'Italia unita e libera, perché la Resistenza in qualche modo è la prosecuzione del Risorgimento. Eppure, dice ancora il capo dello Stato, ce la siamo vista brutta: la dittatura, le leggi razziali, la guerra, l'occupazione nazista, Salò, le città distrutte, i tanti internati nei campi in Germania, l'esercito allo sbando. "Il regime aveva messo a rischio anche l'unità d'Italia". Poi è andata diversamente, grazie agli alleati anglo-americani, ai partigiani, "al contributo della Brigata Ebraica alla Liberazione".

E dal giugno 1946 "535 uomini e 21 donne hanno lavorato per 18 mesi per cambiare volto alla nazione". Il risultato? "Una Costituzione che ha assicurato nei trascorsi decenni stabilità alle istituzioni democratiche, alla collocazione internazionale dell'Italia, e promosso il progresso". Senza dimenticare il voto alle donne. "Per la prima volta grazie al suffragio universale Paese legale e Paese reale coincidevano".

Non è stato un compito facile quello dell'Assemblea, insiste il capo dello Stato, tra critiche a accuse di compromessi. In realtà da "quel dialogo tra personalità di culture politiche diverse" è uscito un capolavoro, le "regole di una moderna convivenza civile" che tuttora reggono. "Una rivoluzione pacifica che ci fece uscire dal fascismo e assicurò la transizione dalla monarchia alla Repubblica".

E oggi? "Ottant'anni dopo siamo orgogliosi del percorso compiuto dal popolo italiano", conclude Mattarella. "Ringraziamo la saggezza e la lungimiranza dei padri della Costituzione. Come chiedeva Saragat, l'Italia ha un volto umano". Standing ovation. Stretta di mano e sorrisi con Giorgia Meloni. Sulla stessa linea anche Ignazio La Russa. "Con il referendum e la Costituente la sovranità tornò pienamente nelle mani del popolo italiano".

E Lorenzo Fontana ricorda

come "con il voto alle donne si compì una scelta di speranza, rinascita e democrazia". Poi tocca all'opera di Roma e a Verdi e quando suonano il Nabucco pure Fontana, come ai tempi d'oro della Lega, canta il Va Pensiero.

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