Quell'Italia che sta in piedi anche quando tutto crolla

Quell'Italia che sta in piedi anche quando tutto crolla

Prima storia. Magda e Fabrizio convivono da otto anni. Non hanno mai voluto sposarsi perché come cantava Domenico Modugno negli anni Settanta, il loro è «un amore senza data, senza carta bollata, ti sposo ogni mattina e tu rispondi sempre sì». Vivono la vita di tutti, mettendo nei giorni, di grande, la passione per le piccole cose. Finché arriva il giorno in cui il mondo ti cade addosso e quel giorno è il 29 maggio 2012: la prima scossa arriva alle 9 di mattina, l'ultima, la settima, due giorni dopo. I morti sono venti, il disastro dappertutto: Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia. Quel giorno Magda e Fabrizio perdono tutto: la casa, il lavoro, i soldi per vivere, derubati, prima che delle cose, di ogni serenità. Vanno a vivere in un camper su una piazzola davanti al mare di Senigallia, un letto singolo da dividere in due, sperando che qualcosa o qualcuno faccia ripartire la loro vita. Dopo anni hanno trovato alloggio a Trieste e un motivo per ricominciare: si sono sposati, gli abiti da nozze li ha prestati la Caritas, le fedi sono costate 4 euro. Non hanno smesso di credere al domani, anche aggrappati al poco che hanno. Dicono: è avere vicino chi ami che ti dà forza.

Seconda storia. Anche Adorna Crocenzi la sua casa di Pievebovigliana di Valfornace l'ha vista sbriciolarsi il 26 ottobre del 2016. A quell'età non si può vivere in un container o dormire in un camper così con i due figli ha lasciato il paesino ed è andata a vivere dalla nuora, a Sant'Elpidio. Non è la sola: da mille persone che c'erano a Valfornace sono rimaste in cento. Ed è lì, in quel paese sospeso tra ciò che è stato e ciò che sarà, che durante una gara di briscola ha incontrato lui, al secolo Gianni Ingargiola, 80 anni portati con eleganza, che l'età del distacco dalle cose e dalle passioni terrene ha spostato a data da destinarsi. Tra una mano e l'altra di carte lui si è candidato a diventare il suo asso e lei non gli ha dato il due di picche. Ora vivono insieme: è merito del terremoto, dice Adorna, se ci siamo innamorati.

Sarà anche un Paese per vecchi, ma non è male questo messaggio che non ha rese firmate in calce e che inneggia al futuro, per i giovani abitanti di questa Italia paralizzati dalle paura e prigionieri dal rancore. Perché Magda, Adorna, Fabrizio, Gianni sono monumenti alla disperazione e all'abbandono, ma anche all'Italia che resiste. E che resta in piedi anche quando tutto crolla.

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