Quirinale e legge elettorale: perché il nuovo Ulivo rischia già di essere potato

L'ammucchiata di sinistra si fa sempre più utopia. Dalla partita per il Colle alla legge sul voto: ecco le spine che pungono Letta e Conte

Quirinale e legge elettorale: perché il nuovo Ulivo rischia già di essere potato

Un'accozzaglia di partiti, un'ammucchiata comune di sigle con un obiettivo ben preciso: cercare di impedire la vittoria del centrodestra. Così la sinistra sogna il nuovo Ulivo, un'idea lanciata da Enrico Letta che spera di abbracciarsi con tutte le forze progressiste (compreso il Movimento 5 Stelle) per tentare di arginare l'avanzata degli avversari. Ma per il segretario del Partito democratico non si prospettano giochi facili: riuscirà davvero a mettere insieme Giuseppe Conte, Matteo Renzi e Carlo Calenda?

In linea teorica questo piano appare una vera e propria utopia, anche perché lungo il percorso del bosco rosso vi sono una serie di impervie di non poco conto. In particolare saranno due i fattori a cristallizzare il quadro politico per le elezioni nazionali: l'elezione del prossimo presidente della Repubblica e la legge elettorale.

La partita per il Quirinale

La matassa delle alleanze dovrà fare i conti con il primo banco di prova: la partita per il Quirinale. Un fronte caldissimo che innanzitutto servirà per testare l'asse giallorosso: Pd e M5S saranno in grado di puntare verso la stessa figura o ognuno andrà per la propria strada. Ad accomunarli però c'è la volontà di non andare a elezioni anticipate, sperando fino all'ultimo di poter contare magari sulla rielezione di Sergio Mattarella. Che però più di una volta ha lasciato intendere di non essere interessato al secondo incarico.

Le speranze dovranno poi confrontarsi con la realtà dei fatti. Tra le varie ipotesi c'è quella di far approdare Mario Draghi al Colle, ma uno scenario del genere spingerebbe verso il ritorno anticipato alle urne. Anche perché in tal senso Pier Luigi Bersani - che sogna una "Cosa di sinistra" - ha già espresso forti dubbi, invitando i compagni rossi a riflettere bene sulle prossime mosse da intraprendere: "Occhio, attenzione a non combinare disastri".

La legge elettorale

Il nuovo Ulivo mostra le sue pericolose spine anche per quanto riguarda la legge elettorale. Soprattutto su questa partita emergeranno le diverse sensibilità tra i partiti. Il tema verrà affrontato probabilmente dopo l'elezione del presidente della Repubblica, ma c'è chi vuole mettere già il piede sull'acceleratore. È il caso di Matteo Ricci: il sindaco di Pesaro e coordinatore nazionale dei sindaci del Partito democratico sostiene che, se il sistema elettorale rimane quello attuale, occorre "fare una coalizione ampia che tenga insieme tutto il fronte europeista di centrosinistra che oggi sostiene il governo Draghi".

A suo giudizio l'ideale sarebbe dar vita a una legge elettorale proporzionale con soglia di sbarramento al 5%. Perchè? Potrebbe permettere ai partiti di lavorare maggiormente sulla propria identità, rimandando al dopo elezioni il tema alleanza. "Ma al momento non c'è scampo, bisogna costruire una coalizione ampia", è la sua convinzione.

L'alleanza con il M5S

A tutto ciò si aggiunge il fattore Movimento 5 Stelle. Nel Pd c'è chi frena all'idea del nuovo Ulivo e, preoccupato di un possibile sbilanciamento a sinistra, non si dice attratto dall'idea di mettersi in casa i grillini. "Quella coalizione è tutta da costruire nei fatti, al di là delle intenzioni", ha spiegato Giorgio Gori, sindaco di Bergamo.

Dall'altra parte ci sono veti e controveti. Giuseppe Conte non risparmia frecciatine a Carlo Calenda, che ha chiesto a Letta di tagliare i ponti con il M5S: "Non ci vuole come suo alleato? Noi lo solleviamo da questi dilemmi: gli diciamo 'non ti sforzare, non ti sei accorto che nessuno di noi si è mai dichiarato disponibile ad averti come alleato?'". Il leader pentastellato non risparmia neanche Matteo Renzi, con cui ha un conto personale aperto per la crisi di governo innescata che ha portato Mario Draghi a Palazzo Chigi: "Noi non abbiamo nulla a che vedere con persone che, accecate dall'egolatria e dall'odio politico, sono andati in tv a parlare male del nostro Paese".

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