Il piano di Giorgetti: "Draghi al Quirinale, poi si torna subito al voto"

Il ministro leghista avverte: "A gennaio cambierà tutto. Il premier non può sopportare un anno di campagna elettorale permanente e il governo si spaccherà"

Il piano di Giorgetti: "Draghi al Quirinale, poi si torna subito al voto"

La partita del Quirinale inizia a essere elemento di forte attenzione e discussione nello scenario politico italiano. Il 31 gennaio 2022 scadrà il mandato di Sergio Mattarella e dunque i partiti saranno chiamati a eleggere il suo successore, a meno che non si decida di convergere sull'attuale capo dello Stato per una sua rielezione. Ma all'orizzonte non mancano ulteriori ipotesi e alternative, compresa quella di Mario Draghi. Il che significherebbe spingere il Paese verso elezioni anticipate. Una possibilità verso cui Giancarlo Giorgetti nutre speranza poiché, a suo giudizio, si farebbe il bene dell'Italia.

Il piano di Giorgetti

Il ministro dello Sviluppo economico in quota Lega auspica infatti che l'attuale presidente del Consiglio possa approdare al Colle, anche perché dopo le elezioni Amministrative di domenica 3 e lunedì 4 ottobre si aprirà una fase politica nuova. Vanno prese in considerazione due realtà di fatto: il semestre bianco non consente di tornare al voto fino all'elezione del prossimo presidente della Repubblica; dopo il voto nelle città i partiti saranno continuamente in campagna elettorale in vista delle prossime elezioni Politiche a livello nazionale.

Ecco perché Giorgetti, intervistato da La Stampa, è convinto che per forza di cose il governo non avrebbe la forza necessaria per proseguire fino al 2023: "Appena arriveranno delle scelte politicamente sensibili la coalizione si spaccherà. A gennaio mancherà un anno alle elezioni e Draghi non può sopportare un anno di campagna elettorale permanente". Infatti a partire da gennaio "la musica sarà diversa", con i partiti che si concentreranno "sugli elettori" piuttosto che continuare a coprire il premier. Il numero due della Lega ritiene che "l'interesse del Paese è che Draghi vada subito al Quirinale, che si facciano subito le elezioni e che governi chi le vince".

La corsa al Quirinale

Ieri anche Matteo Renzi si è espresso sulla corsa al Quirinale, lanciando l'ipotesi di un asse con il centrodestra per eleggere il prossimo capo dello Stato. Tra i nomi che circolano vi è anche quello di Pier Ferdinando Casini, per cui Giorgetti non ha chiuso affatto la porta: "Non lo escluderei. Casini è amico di tutti, no?". La lista delle ipotesi è davvero folta: c'è la carta Silvio Berlusconi a cui mancherebbero circa 50 voti dal quarto scrutino in poi. Per il centrodestra si fanno anche i nomi di Gianni Letta, Maria Elisabetta Casellati e Marcello Pera; per il centrosinistra si parla di Romano Prodi, Dario Franceschini, Walter Veltroni e Paolo Gentiloni. Senza dimenticare il nome dell'attuale ministro della Giustizia, Marta Cartabia.

C'è chi continua a sperare in un ripensamento di Mattarella, che più di una volta ha fatto sapere di non essere interessato a un secondo mandato. Massimiliano Scafi, in un'esclusiva pubblicata su ilGiornale, ha riferito di una battuta che Draghi avrebbe fatto al presidente della Repubblica: se resti tu allora resto anche io, sarebbe stata la frase del premier. Mattarella si sarebbe limitato a sorridere.

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