Ora Letta si gasa e sogna l'Ulivo. Ma davanti ha solo problemi

Ecco perché il 'nuovo Ulivo', invocato oggi dal segretario del Pd Enrico Letta, ha scarse probabilità di successo

Ora Letta si gasa e sogna un nuovo Ulivo. Ma davanti ha solo problemi

“Oggi può nascere una nuova stagione politica, il nuovo Ulivo: un centrosinistra moderno e anche radicale, nei comportamenti e nei temi”. Ne è convinto il segretario del Pd Enrico Letta che, in una lunga intervista rilasciata a Repubblica, si gode il suo momento di effimera gloria, dopo l'affermazione del Pd in città che storicamente già votavano a sinistra. Il risultato delle amministrative non lo metterà, infatti, al riparo dai problemi che da quando è diventato segretario lo affliggono e che a ridosso delle prossime elezioni politiche si faranno sempre più insormontabili.

Il sogno di Letta

Bologna e Napoli non hanno mai avuto sindaci di centrodestra, mentre Torino si deciderà al ballottaggio. La vittoria di Beppe Sala a Milano, da sola, non basta a giustificare tanto trionfalismo e tantomeno basta per sognare il nuovo Ulivo. Sogno sul quale si è infranta la segretaria di Nicola Zingaretti. Per dar vita a una coalizione di centrosinistra allargata non basta il M5S. Col voto di ieri, di fatto, si è certificata l'annessione degli elettori grillini nell'astensione e in parte nel Pd. Sala e Lepore, per vincere a Milano e Bologna, non hanno neppure avuto bisogno dei voti pentastellati e anche il 10% ottenuto a Napoli non è stato determinante per il successo dell'ex ministro Gaetano Manfredi. Basta guardare il risultato di Roma per rendersi conto che i voti del centrista Carlo Calenda saranno determinanti per la corsa dell'ex ministro Roberto Gualtieri verso la conquista del Campidoglio. Così come il vecchio Ulivo andava da Rinnovamento Italiano di Lamberto Dini a Rifondazione Comunista anche il nuovo Ulivo dovrà, inevitabilmente, comprendere non soltanto il M5S o i Verdi, ma anche i vari Renzi e Calenda che non hanno mai amato la "coalizione giallorossa". Insomma, Letta, per battere il centrodestra alle prossime elezioni Politiche, dovrà mettere insieme tutto e il contrario di tutto. E questo è solo il primo dei problemi.

Il nodo della leadership

Il vecchio Ulivo era guidato da un professore di nome Romano Prodi che, almeno all'inizio della sua avventura politica, non aveva dietro nessun partito. E qui veniamo al secondo nodo. Quello legato alla leadership, appunto. Secondo molti osservatori, questo è stato il suo principale punto debole, ma oggi probabilmente potrebbe essere visto come un punto di forza. Mi spiego meglio. Nelle intenzioni dei vertici del Pd, il ruolo di "nuovo Prodi" spetterebbe a Giuseppe Conte. Goffredo Bettini, ex braccio destro di Nicola Zingaretti, in più occasioni ha indicato l'ex premier come la figura più idonea a rappresentare tutto il centrosinistra. All'epoca, però, Conte non era ancora il leader del M5S e, in maniera molto ecumenica, poteva essere identificato come il padre nobile della coalizione giallorossa, ossia di ciò che Letta chiama "nuovo Ulivo". Il Romano Prodi dei giorni nostri, però, ha fatto l'errore d'essere stato designato capo di un partito morente. Il M5S non arriva al ballottaggio né a Roma né a Torino dove ha amministrato negli ultimi cinque anni, mentre a Milano prende appena il 3% e a Napoli sfiora il 10%. Conte, da leader di un movimento in estinzione, diventare capo di una coalizione? E il Pd, dall'alto del suo 20% come può accettare di prendere ordini dal leader di un partito che, bene che vada, prenderà la metà dei suoi voti alle prossime elezioni? A questo, poi, bisogna considerare anche il fatto che alcuni esponenti del M5S, Virginia Raggi in primis, non sono affatto convinti di volere questa alleanza strutturale col Pd.

È proprio su tutti queste incognite che, probabilmente, si infrangerà il sogno di inaugurare la stagione del "nuovo Ulivo". Che, poi, anche qualora nascesse, questo nuovo centrosinistra allargato sarebbe soltanto l'ennesima accozzaglia di partiti e partitini litigiosi e inconcludenti. Il "nuovo Ulivo" fallirebbe proprio per le stesse contraddizioni interne che hanno portato al fallimento del primo Ulivo.

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