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Raffica di attacchi strategici. Colpiti ponti, strade, ferrovie e oltre 50 obiettivi a Kharg

Compresse anti-radiazioni distribuite ai civili nei pressi della centrale di Bushehr

Raffica di attacchi strategici. Colpiti ponti, strade, ferrovie e oltre 50 obiettivi a Kharg
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Una raffica di attacchi fra i più intensi e strategici da inizio conflitto. Senza mirare direttamente agli impianti petroliferi, ma puntando su bunker per lo stoccaggio di missili, stazioni radar e depositi di mine navali, almeno 50 obiettivi sono stati colpiti solo ieri dagli Stati Uniti sull'isola di Kharg, il principale terminal dell'Iran, che gestisce oltre il 90% delle esportazioni di greggio iraniano. Nel mirino delle forze israeliane anche ponti, ferrovie, impianti petrolchimici in tutta la Repubblica islamica. L'ultimatum di Washington al regime degli ayatollah è scaduto nella notte e i raid della vigilia sono l'assaggio di quel che potrebbe accadere in assenza di un accordo.

I bombardamenti hanno preso di mira almeno otto ponti e un paio di tratti ferroviari cruciali in aree tra cui Teheran, Karaj, Tabriz, Kashan e Qom, per impedire il passaggio di mezzi militari e servire al regime l'antipasto del piatto forte annunciato: gli attacchi a centrali elettriche, impianti e pozzi petroliferi. Le bombe hanno imposto la chiusura dell'autostrada che collega Tabriz alla capitale Teheran, passando per Zanjan. Colpito anche l'aeroporto di Khorramabad, nell'Iran occidentale, dopo le bombe sugli impianti petrolchimici di Asaluyeh, il più grande dell'Iran, e di Marvdasht, uno dei pochi rimasti per produrre materiali per missili balistici.

Tramite il suo account in lingua persiana su X, l'esercito israeliano ha avvertito i civili iraniani di evitare i viaggi in treno per tutta la giornata di ieri: "Cari cittadini, per la vostra sicurezza, vi preghiamo gentilmente di astenervi dall'utilizzare e viaggiare in treno in tutto l'Iran fino alle ore 21:00 (le 18:30 ora italiana di ieri, ndr). La vostra presenza sui treni e nelle vicinanze delle linee ferroviarie mette in pericolo le vostre vite", hanno spiegato senza mezze misure le Idf, pur consapevoli che da 40 giorni il regime ha imposto il blocco di Internet e la popolazione iraniana è tagliata fuori dalle comunicazioni online. Dopo l'allerta israeliana, le autorità iraniane hanno sospeso tutti i collegamenti ferroviari con la città di Mashhad fino a nuovo avviso. D'altra parte i morti a causa dei bombardamenti sono oltre 3.600, di cui 248 bambini secondo Hrana, ong per i diritti umani con sede negli Stati Uniti. Nel timore di un'escalation, le autorità sanitarie della città portuale di Bushehr, dove si trova l'unica centrale nucleare al momento in funzione in Iran, hanno distribuito 180mila compresse di iodio ai residenti per un'eventuale emergenza radiologica.

La Repubblica islamica ha replicato all'offensiva invitando i civili a "catene umane" per difendere i siti strategici, di fatto chiedendo alla popolazione di fare da scudo umano. Nuovi attacchi sono proseguiti contro Israele e i Paesi del Golfo. Un missile balistico diretto verso il centro dello Stato ebraico è stato intercettato senza provocare feriti. Una società di telecomunicazioni è stata colpita negli Emirati Arabi Uniti. E Teheran ha avvertito di essere pronta a colpire le infrastrutture energetiche americane e degli alleati nel Golfo, minacciando di lasciare i Paesi vicini senza petrolio e gas "per anni".

Ufficialmente, il regime non intende cedere alle pressioni degli Usa.

Il potere è ormai in mano ai pasdaran, come confermano notizie di intelligence del Times, secondo cui la Guida Suprema Mojtaba Khamenei è ricoverata, priva di conoscenza, a Qom: "Non è in grado di partecipare ad alcun processo decisionale del regime".

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