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Ranucci indirizzò l'Antimafia su Fazzolari e il Giornale

Il documento della Procura sull'audizione secretata del conduttore: dopo l'attentato indicò il sottosegretario di Fdi e il nostro cronista Luca Fazzo

Ranucci indirizzò l'Antimafia su Fazzolari e il Giornale
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Agli atti del fascicolo della Procura di Roma sull'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci c'è un documento, che assume particolare importanza per decifrare depistaggi e tentativi di orientare le indagini in direzione del governo Meloni. Si tratta della deposizione che il conduttore di Report rende il 4 novembre 2025, 20 giorni dopo la bomba, davanti la commissione Antimafia del Parlamento. Una deposizione secretata e consegnata dalla presidente dell'Antimafia Chiara Colosimo al Procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi. Il Giornale è in grado di svelare per la prima volta, a distanza di 8 mesi, il contenuto esclusivo della deposizione di Ranucci. Un racconto, quello di Ranucci, che, almeno nella prima fase, orienta le indagini del pubblico ministero Carlo Villani in tre direzioni: il governo Meloni, l'intelligence e il Giornale. I sospetti (e le insinuazioni) di Ranucci rese in audizione secretata si dirigono verso il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, uomo di fiducia della premier Giorgia Meloni, il Giornale degli Angelucci e una presunta soffiata sull'orario (notizia a conoscenza della scorta) di rientro a casa la sera della bomba.

Nella sua deposizione Ranucci sembra deciso: "Vengo a sapere che Fazzolari si era preoccupato molto di un servizio di Report che riguardava la figura del papà di Meloni, come trasportatore di sostanze stupefacenti del clan Senese. Ha messo in piedi tutta una serie di attività per capire chi mi avesse fornito queste informazioni sul genitore della presidente del Consiglio. Il sospetto inizialmente era caduto su mio fratello, che lavorava in commissione Antimafia". Ecco l'affondo: "Credo che l'allontanamento di mio fratello dalla commissione sia dovuto a questo sospetto". Ranucci tira in ballo i Servizi segreti: "Il sospetto di Palazzo Chigi è andato poi su un agente dei servizi segreti, il generale Mario Parente (direttore dell'Aisi dal 2016 al 2024), che potesse aver fornito le informazioni a Report".

Ma esiste un altro passaggio importante che riguarda l'accusa di Ranucci contro Fazzolari: la costruzione di un dossier audio-video. Il giornalista di Report rivela: "Vengo a sapere che Fazzolari aveva presentato un dossier al centro del quale c'erano audio e video che mi erano stati registrati di nascosto ai tempi dell'inchiesta su Tosi". La seconda parte del racconto reso da Ranucci in Antimafia ci riguarda direttamente. Il volto di Report mette sul banco degli imputati il Giornale: "L'altra cosa singolare che avviene in quel periodo, che oltre a queste attività, vengono pubblicati dal Giornale, che fa riferimento agli Angelucci, una serie di articoli a firma di Luca Fazzo, giornalista che era stato allontanato da Repubblica per i suoi rapporti con i servizi segreti, nei quali si adombra il sospetto del ruolo di mio fratello alla Striano". Pasquale Striano è l'ufficiale della Guardia di Finanza che forniva informazione ai giornalisti accedendo alla banca dati. Ma per Ranucci c'è un ulteriore motivo: "Questi articoli vengono pubblicati, guarda caso, a ridosso della decisione del Cda della Rai sui palinsesti Rai e sulle repliche di Report, che saranno tagliate". Inoltre Ranucci si lamenta che gli saranno sollecitate spiegazioni sul rapporto con il fratello finanziere. L'ultimo sospetto riguarda l'orario del rientro a casa la sera dell'attentato: "Ho detto all'ultimo, alla scorta, con un sms, quando sarei rientrato a casa". Solo gli uomini della scorta sapevano del rientro a casa alle 21. I sospetti di Ranucci spingono la Procura di Roma, nella prima fase, a indagare sul mandante politico. Pista che poi si sgonfierà al cospetto di un nuovo quadro che punta dritto allo strano rapporto tra il faccendiere Valter Lavitola e Ranucci stesso.

Gli inquirenti stanno chiudendo il cerchio sulla rete e gli interessi dell'ex direttore de L'Avanti. Per ora sul registro degli indagati risultano 6 persone: oltre Lavitola, il suo factotum Clesio Gomes e i 4 esecutori dell'attentato difesi dall'avvocato Antonio Falconieri.

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