Ogni appuntamento elettorale rappresenta una storia a sé e ha sbagliato chi, interpretando il risultato del referendum sia in senso positivo che negativo, si è convinto che fosse un'anticipazione automatica delle prossime elezioni politiche. C'è un dato che lo dimostra chiaramente: a Venezia, nel referendum di marzo, il No aveva prevalso con il 55%. Invece, alle elezioni amministrative di domenica e lunedì, l'area politica che si era riconosciuta nel fronte del No, e che sosteneva il candidato Martella, non è riuscita a superare il 40%. Dall'analisi dei flussi tra voto referendario e consenso ai candidati sindaci, realizzata da Noto Sondaggi per Porta a Porta, emerge inoltre un dato particolarmente significativo. Il 38% di chi a marzo aveva votato No, alle elezioni in laguna ha poi scelto Venturini, candidato del centrodestra. Un risultato che conferma come il voto referendario e quello amministrativo o politico rispondano spesso a logiche profondamente diverse. Quando sulla scheda compaiono simboli, alleanze e candidati politici, gli italiani ragionano in maniera diversa.
Le recenti elezioni amministrative hanno coinvolto circa 6 milioni di elettori. Un dato numericamente rilevante e che impone una riflessione politica più ampia rispetto alla sola dimensione locale. Quando si recano alle urne così tanti cittadini, emergono inevitabilmente alcuni indicatori sul comportamento dell'elettorato italiano che la politica farebbe bene a osservare con attenzione, in vista delle prossime elezioni politiche.
Proprio Venezia rappresenta uno dei casi più interessanti di questa tornata elettorale. Ha vinto un candidato di area di centrodestra che però non appartiene direttamente a nessun grande partito nazionale. Un elemento che, letto superficialmente, potrebbe essere interpretato come l'ennesima affermazione del "civismo". Ma sarebbe una lettura incompleta. Il vincitore, infatti, non è un semplice civico individuato per mediare tra partiti incapaci di trovare una sintesi. È una figura con un forte profilo amministrativo, per undici anni è stato assessore in una giunta di centrodestra. Gli elettori hanno quindi premiato non tanto il "non politico", quanto una persona percepita come competente, esperta, di area politica e capace di governare.
È qui che emerge un'indicazione molto importante anche in vista delle Politiche. Per anni si è pensato che il candidato civico potesse essere il "salvatore della patria" semplicemente perché estraneo ai partiti. Oggi sembra non bastare più. Conta invece aver amministrato, aver dimostrato capacità concreta e aver lasciato un ricordo positivo nell'elettorato. Il brand "garantito" vale più del "nuovo".
Un tempo le vicende giudiziarie erano in grado di spostare consenso in maniera significativa. Oggi questo effetto appare molto più debole. A Venezia il centrodestra è stato coinvolto negli ultimi anni da inchieste, eppure è stato riconfermato alla guida del Comune. Identico schema si era visto pochi mesi fa in Calabria con la rielezione del presidente Roberto Occhiuto, anch'egli colpito da indagini senza che questo influisse sul consenso elettorale. I cittadini hanno sviluppato una maggiore autonomia di giudizio, distinguendo le inchieste dalla valutazione politica e amministrativa.
La Politica, dunque, resta decisiva quando è accompagnata da credibilità amministrativa. A Reggio Calabria il Comune cambia segno politico passando dal centrosinistra al centrodestra con un candidato fortemente politico che ha ottenuto un consenso netto. Ad Arezzo, dopo dieci anni di governo di centrodestra, questo schieramento arriva in testa al ballottaggio. A Prato e Pistoia, invece, il centrosinistra ha ritrovato competitività proprio attraverso una proposta politica riconoscibile.
La sintesi che emerge da questo voto è chiara: appartenenza politica e capacità di governo sono oggi le due variabili decisive. È questa la combinazione che chi vorrà vincere le prossime elezioni politiche dovrà riuscire a interpretare, senza più pensare al referendum. Queste amministrative hanno aperto di fatto la lunga campagna elettorale verso il 2027 e hanno fornito ai partiti indicazioni preziose per pianificare strategie, candidature e linguaggi.
Per questo motivo il vero messaggio uscito dalle urne non riguarda soltanto chi ha vinto o chi ha perso, ma il modo in cui gli elettori hanno scelto di votare. I cittadini oggi chiedono una politica meno autoreferenziale e più capace di interpretare i bisogni reali del territorio. Premiano chi amministra bene, indipendentemente dagli slogan e dalle appartenenze.
In fondo è proprio questa la novità più rilevante emersa da queste amministrative, il ritorno di un elettorato che non vuole più limitarsi ad assistere alla politica, ma pretende di orientarla e determinarla con il proprio voto. In sintesi gli italiani non cercano soltanto qualcuno che li rappresenti politicamente, ma una classe dirigente capace di dimostrare concretamente di saper governare.
*direttore Noto Sondaggi