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Reggio Emilia si converte: da capoluogo operaio a capitale dell'islamismo

Tra arresti per terrorismo e moschee abusive la situazione è fuori controllo

Reggio Emilia si converte: da capoluogo operaio a capitale dell'islamismo
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Da capitale degli operai a capitale dell'Islam. Il cambiamento di Reggio Emilia è la perfetta rappresentazione della metamorfosi della sinistra italiana che un tempo lottava per il diritto al lavoro e oggi per quello al Ramadan. Tra arresti per terrorismo, minacce alle forze dell'ordine inneggiando ad Allah, moschee abusive, la situazione in una delle aree più industrializzate d'Italia è ormai fuori controllo mentre il comune e la regione promuovono iniziative contro una presunta islamofobia. Eppure basta ripercorrere i principali fatti di cronaca delle ultime settimane per rendersi conto come l'islam radiale abbia ormai preso piede in Emilia. Lo scorso dicembre, nell'ambito dell'inchiesta sui finanziamenti ad Hamas che ha portato all'arresto di Mohammad Hannoun, tra i fermati c'era anche Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa che possedeva una quarantina di proprietà tra Modena e Reggio.

Pochi giorni fa a Reggio Emilia è stato fermato con l'accusa di terrorismo il ventiduenne marocchino Jaber Naggay pronto a colpire. Martedì sera a Montecchio in provincia di Reggio un quarantenne marocchino ha invece aggredito i Carabinieri gridando "Allah Akbar". L'ultimo episodio risale a pochi giorni fa quando un ragazzino musulmano ha pubblicato in una chat con i compagni di classe di prima media un video in cui viene sgozzato un agnello per la Festa del Sacrificio suscitando la reazione indignata dei genitori dei bambini. La preside della scuola, invece di prendere le distanze dai contenuti del video, ha affermato: "Si tratta di contenuti che si può anche scegliere di non guardare". Parole che testimoniano una "resa culturale progressiva" come spiega la consigliera comunale di Fdi Letizia Davoli ma d'altro canto a Reggio il presidente del Consiglio comunale Iori ha partecipato alla festa islamica del Cid al-Adha con la fascia tricolore.

A mantenere i contatti istituzionali con il mondo islamico è Marwa Mahmoud, assessore alle Politiche educative del Comune di Reggio Emilia, nota per aver promosso lo Sportello Antirazzista del Comune. Proprio l'assessore chiuderà il 6 giugno l'evento "Insieme c'è una bella differenza. Prospettive e strumenti per una città dell'equità e contro le discriminazioni" organizzato all'Università Unimore.

La narrazione della sinistra emiliana è questa: se c'è un fatto di cronaca che riguarda un immigrato islamico viene immediatamente derubricato a un "problema psichico" mentre si promuovono iniziative contro l'islamofobia e l'odio. Eppure, come emerge da un'interrogazione del consigliere regionale reggiano di Fdi Alessandro Aragona, c'è un tema che riguarda sia il finanziamento dei centri islamici sia la loro destinazione d'uso a cominciare da quello di Montecchio Emilia.

Da qui l'interrogazione alla giunta regionale a cui si chiede di promuovere linee guida per la permanenza di tali centri, la trasparenza sulle attività svolte e sulle fonti di finanziamento ma il non detto è un altro: fino a quando si continueranno a chiedere gli occhi di fronte alla minaccia dell'Islam radicale in Emilia Romagna?

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