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Il regime non cede: "Blocco intollerabile, via l'America"

Minacce ma invito agli iraniani a ridurre i consumi: "Esecuzioni volere di popolo"

Il regime non cede: "Blocco intollerabile, via l'America"
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La nuova proposta di pace dell'Iran potrebbe arrivare già oggi, ma le premesse non lasciano ben sperare. Dopo che Donald Trump ha avvertito di non voler riaprire lo Stretto di Hormuz fino a un accordo sul nucleare e gli Usa valutano "raid brevi e potenti" sull'Iran, i negoziatori continuano a trattare "telefonicamente" perché "non si effettuano più voli" di 18 ore per Islamabad, visto che il primo round di colloqui si è concluso senza un accordo e il secondo è stato annullato. Nel frattempo, il leader fantasma della Repubblica islamica, Mojtaba Khamenei (nella foto), torna all'attacco con una nuova dichiarazione scritta, letta sulle tv di regime, senza farsi vedere né sentire come accade ormai da due mesi. In occasione della Giornata nazionale del Golfo Persico, che celebra la cacciata della marina portoghese da Hormuz nel 1622, la Guida Suprema avverte che "la presenza delle forze americane è la principale fonte di insicurezza" nell'area e minaccia: "Non c'è posto qui per gli stranieri che provocano disordini da migliaia di chilometri di distanza, se non sul fondo di queste acque".

Il fulcro delle dichiarazioni del leader iraniano ruota intorno alla riapertura e alla futura amministrazione dello Stretto, da cui passa il 20% del petrolio mondiale e il 90% di quello iraniano. Per il grande capo della teocrazia islamista, "oggi si apre un nuovo capitolo per il Golfo Persico e per Hormuz", dopo "la vergognosa sconfitta degli Usa". In che modo? Attraverso una "nuova gestione" di Hormuz. L'Iran "garantirà sicurezza e sviluppo all'intera regione, ponendo fine allo sfruttamento di questa rotta strategica da parte dei nemici". Quanto alle altre questioni, Teheran difenderà le proprie "capacità nucleari e missilistiche" come fossero "capitale nazionale". In sintesi: fuori gli americani, via libera a un nuovo regime tariffario per lo Stretto e missili e nucleare a disposizione del regime. Concetti ribaditi dal presidente Masoud Pezeshkian, secondo cui il blocco navale americano è "intollerabile" e serve fermare la "pirateria Usa" e le "violazioni del diritto internazionale". Pezeshkian lascia tuttavia uno spiraglio: "Teheran è pronta a riprendere la via della diplomazia non appena Washington cambierà atteggiamento". Le casse del regime sono sempre più vuote. Non a caso il ministro del Petrolio, Mohsen Paknejad, ha esortato gli iraniani a ridurre i consumi, definendo il risparmio "un dovere religioso". La repressione del regime contro i suoi cittadini, intanto, non si ferma.

Il karateka di 21 anni, Sasan Azadvar, arrestato durante le proteste di gennaio, è stato giustiziato ieri. Per il capo della magistratura, Gholamhossein Mohseni Ejei, le esecuzioni "riflettono la volontà del popolo" e Teheran non mostrerà "alcuna clemenza".

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