Renzi, Emiliano e Orlando si sfidano alle primarie del Pd

Affluenza sopra le aspettative ai seggi Pd: hanno votato circa due milioni di persone. Ma non manca lo spettro di brogli

Renzi, Emiliano e Orlando si sfidano alle primarie del Pd

Matteo Renzi sembra aver raggiunto almeno il primo dei suoi obiettivi: portare almeno un milione di persone a votare per le primarie Pd (anche se nel 2013 votarono quasi tre milioni di persone).

L'affluenza ai seggi ha raggiunto quasi i due milioni di votanti. "Grazie per questa straordinaria partecipazione che siamo certi si rafforzerà nelle prossime ore. Grazie agli oltre 80mila volontari che rendono possibile questo importantissimo evento democratico", aveva esultato già alle 12 la Commissione nazionale per il Congresso.

"E poi c'era chi aveva già fatto il funerale alle primarie. Ma ancora una volta il popolo Pd li ha sonoramente smentiti. Grazie!", ha twittato invece Lorenzo Guerini, vicesegretario del Pd.

I cittadini - anche i non iscritti al Partito democratico - sono chiamati a scegliere il prossimo segretario del Pd tra l'ex premier e leader uscente, Matteo Renzi, il ministro della Giustizia, Andrea Orlando e il governatore della Puglia, Michele Emiliano. Si vota fino alle 20 di questa sera, ma per esprimere la propria scelta i votanti devono versare un contributo minimo di 2 euro.

Non mancano però le polemiche per il rischio brogli. "Arrivano segnalazioni della presenza di persone fuori da alcuni seggi che raccolgono le ricevute come prova di avvenuto voto", denuncia su Facebook il sindaco di Bari, Antonio Decaro, "Questa pratica, che purtroppo era stata già riscontrata durante le primarie per il candidato sindaco del 2014 ci costrinse a sospendere il rilascio delle ricevute per interrompere qualsiasi possibile contaminazione del voto".

E se a Napoli, assicura Ernesto Carbone della commissione per il congresso, è tutto regolare, le cose non vanno bene a Nardò, in provincia di Lecce, dove le operazioni di voto vengono sospese per irregolarità che hanno portato alla dimissione di tutti gli scrutatori. Problemi anche in Sicilia, a Gela, per il voto decentrato di alcuni militanti che hanno espresso la propria preferenza in un circolo che non era stato ufficialmente indicato come seggio, e in Calabria dove sono state denunciate diverse anomalie.

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