Freccero: "Renzi ha cancellato il dissenso. Vergognosi suoi sms"

Il consigliere: "Il premier è alla frutta, autoritario come la Dc. Berlusconi aveva dei nemici in Rai, lui vuole il monopolio"

Freccero: "Renzi ha cancellato il dissenso. Vergognosi suoi sms"

Roma - Il giorno prima, Carlo Freccero aveva previsto che le nomine Rai sarebbero saltate. Non poteva e voleva credere che si potesse fare «un monocolore, una scelta degna della vecchia Dc anni '50».

Invece, è andata diversamente e solo tre consiglieri del Cda hanno votato contro. Lei era uno di questi.

«Immaginavo che la commissione di Vigilanza Rai avrebbe trovato una trappola per impedire che si arrivasse a questo, che ci fosse un rinvio. Avevo parlato con molti contrari, come Speranza, Fratoianni, Gasparri, Brunetta, una sola volta con Fico e mi aspettavo che riuscissero a stoppare l'operazione. Prendo atto che non è avvenuto».

La considerano in quota M5s e per Gasparri Fico e la sinistra Pd hanno garantito la lottizzazione renziana.

«Ringrazio molto M5s e Sel che mi hanno voluto nel Cda, dimostrando di non essere schiavi del potere, di un clan in cui si entra chinando la testa. Certo, il Pd non mi ha mai proposto per questa poltrona. Ma su come sono andate le cose in commissione Vigilanza ho una mia idea. Fico mi ha spiegato che non poteva accogliere la richiesta di rinvio di Fornaro (della sinistra dem, ndr) per motivi procedurali. Io credo che, in realtà, i Cinque Stelle abbiano voluto far sì che si bevesse l'amaro calice, perché fosse evidente a tutti l'autoritarismo di Renzi».

Hanno fatto esplodere il problema?

«È stata una scelta politica, che si è trincerata dietro a forme procedurali. Io contavo su una soluzione diversa».

Per lei, le nomine sarebbero saltate perché «il Pd non è autoritario, non è come la vecchia Dc». Deve ricredersi ora?

«Pensavo che ci sarebbe stata la prova dell'esistenza di una sinistra Pd, che c'è a livello di dichiarazioni ma non negli atti pratici».

Fornaro e Gotor, però, si sono dimessi clamorosamente dalla commissione di Vigilanza Rai.

«Perché appunto avevano chiesto il rinvio che è stato negato. Mi sembra ormai evidente nel Pd che Renzi non è più il re assoluto, non è immortale. Mi hanno colpito molto le dichiarazioni critiche di Verducci, uno dei giovani turchi Pd. Ho letto quelle di Cuperlo. Credo si inizi a pensare al dopo-Renzi, emerge un partito con posizioni articolate, distinte, dialettiche».

Il re è nudo?

«Proprio così, è azzoppato. Anche perché se perde il referendum, sia chiaro, deve andare a casa».

Ultimamente il premier non insiste più a personalizzare il voto, fa retromarcia.

«Può dire quello che vuole, sul referendum si gioca tutto. Ormai può andare solo a vedere le Olimpiadi, a fare il tifoso dell'Italia lì, ma le sue parole d'ordine fanno paura agli italiani: innovazione, futuro, vogliono dire povertà, pattumiera. Renzi è arrivato al capolinea, porta l'Italia alla rovina».

Molti pensano che il problema per Renzi sia proprio l'informazione in vista del referendum costituzionale d'autunno. E così spiegano le nuove nomine.

«Sì lo credo anch'io. Io ho vissuto l'epoca dell'editto bulgaro di Berlusconi, ma lui aveva contro avversari duri come Santoro, Luttazzi... Aveva qualche motivo. Adesso, invece, basta pensarla appena diversamente dal capo perché ti facciano fuori».

Per questo l'informazione Rai dev'essere controllata?

«Questi non vogliono che nemmeno si appaia in video se non si è d'accordo con loro. Michele Anzaldi si arrabbia se solo interviene uno dell'opposizione, se non si dà risalto al premier che inaugura la falsa Salerno-Reggio Calabria. Ho visto gli sms di Renzi, c'è da vergognarsi. Ma c'è chi non ce la fa più di fronte alle imposizioni in Rai di Anzaldi, che fanno perdere voti al Pd».

La Berlinguer dava molto fastidio?

«Pensa un po'... Dava solo spazio a tutti, ma il fatto di dare la parola anche agli oppositori di Renzi evidentemente appariva intollerabile».

Quest'estate, ha scritto il direttore Sallusti nell'editoriale di giovedì, cambia la faccia dell'informazione, con la fusione tra Repubblica, Stampa e Secolo XIX nel polo editoriale di De Benedetti, il cambio di guardia al Corriere della Sera con l'ingresso di Cairo e le nuove nomine Rai. È d'accordo?

«Credo che in quest'agosto 2016 si chiuda l'epoca del conflitto d'interessi berlusconiano e si ridisegni la mappa dell'informazione che si assoggetta al potere dei grandi gruppi multinazionali sulla rete. Il potere si accentra, vedi Murdoch, Bollorè. Prevale il mainstream, la tendenza dominante. A livello giornalistico da noi s'impone il pensiero unico e politicamente corretto di cui De Benedetti è il centro di gravità permanente. Bisognerà vedere che cosa farà Cairo, ma intanto nella televisione Rai prevale il renzismo».

Se è così che cosa rimane della libertà di stampa?

«La vedo totalmente a rischio. Chi non è d'accordo viene cancellato. É un momento molto pericoloso.

In questa nuova epoca tutti gli scontri sul conflitto d'interessi di Berlusconi appariranno come qualcosa di leggero, quasi di tenero. Mi viene in mente la palla di neve che si disfa nella mano del magnate della stampa del film Quarto potere, di Orson Wells».

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