"Repubblica" spara a zero su Conte: "Favorì Putin, ora indaghi il Copasir"

Il quotidiano ipotizza che i medici russi sbarcati nella Bergamasca prepararono in Italia il vaccino Sputnik-V

"Repubblica" spara a zero su Conte: "Favorì Putin, ora indaghi il Copasir"

C'è una spy story in salsa russa che rischia di inguaiare l'ex premier Giuseppe Conte. Repubblica ha ricostruito la storia della presenza dei militari russi a Bergamo nella primavera del 2020 - siamo alle prime settimane della pandemia - con un retroscena che riscrive i rapporti tra Conte e il Cremlino, chiamando in causa il Copasir, la commissione di vigilanza sui servizi segreti da qualche giorno presieduta da Adolfo Urso di Fdi. Il primo dubbio riguarda la genesi della missione Dalla Russia con amore, quando domenica 22 marzo 2020 106 russi sbarcarono da 13 aerei Ilyushin a Pratica di Mare per aiutare la Bergamasca a sconfiggere il virus. Una missione decisa in 24 ore, «un'iniziativa concordata» tra Putin e Conte. Chiesta da Roma, come dicono i russi, o suggerita da Mosca, come replica sdegnato Conte? Al Copasir l'ardua sentenza.

Secondo le fonti di intelligence citati dal quotidiano romano, il ruolo dei medici russi è stato decisivo nel debellare con fatica l'avanzata del Covid. Ma il sospetto sollevato nell'inchiesta è che la missione sia servita più ai russi che ai medici bergamaschi, perché avrebbe messo le basi per arrivare al vaccino a «vettore virale» Sputnik-V, che secondo l'autorevole rivista medica The Lancet, si sarebbe rivelato efficace al 91,6% contro le forme sintomatiche di Covid-19, quindi tra i vaccini più performanti ma che ancora Ema tiene sotto osservazione.

Quindi, con la scusa di aiutare l'Italia, i medici russi che di giorni aiutavano i nostri medici in corsia, di notte lavoravano a un vaccino made in Russia «in cinque furgoni, inaccessibili agli italiani, parcheggiati nell'aeroporto di Orio al Serio». Con l'aggravante che la missione segreta dell'esercito russo nel territorio di un Paese della Nato, organizzata in fretta e furia, scrive ancora Repubblica, «aveva spiazzato sia la Farnesina sia i generali tagliandoli fuori dall'organizzazione». Tanto più che della missione facevano parte anche due civili: Natalia Y. Pshenichnaya e Aleksandr V. Semenov, due epidemiologi russi tra i più influenti, poi diventati referenti del Cremlino nella lotta contro la pandemia. Secondo Repubblica l'ex premier avrebbe offerto a Putin su un piatto d'argento non solo la chance di lavorare a un virus o di proteggere la Russia dal coronavirus, ma soprattutto la possibilità di «lanciare una campagna di propaganda interna ed internazionale», da cui Putin avrebbe tratto enorme vantaggio dal punto di vista elettorale, «in una sorta di competizione ibrida o guerra irregolare» che in quei mesi avrebbe garantito a Mosca «una momentanea supremazia nel settore in cui tutte le potenze si stavano confrontando», perché Mosca vedeva nella pandemia «l'occasione per ribaltare il sistema, incuneandosi nell'emergenza con gli aiuti e con la propaganda». Insomma, Conte avrebbe fatto un super favore a Putin, il quale non avrebbe condiviso con l'Italia né i risultati scientifici a cui i suoi ufficiali e i due scienziati sarebbero arrivati, né i vari dossier sull'epidemia. Anzi, negli studi pubblicati in russo e in inglese sulla situazione italiana i giudizi sulle iniziative del nostro governo sarebbero stati «spietati». E come dar loro torto? Giuseppi non si è reso conto che il Paese andava chiuso subito perché si è fatto influenzare dalla propaganda cinese e dalle direttive (sbagliate) dell'Oms, figurarsi se sgamava il doppio gioco dei russi. Lui pensava solo a Rousseau...