Retata di sciacalli delle protezioni. E la Germania ne manda un milione

Rincari fino al 1500%, la Gdf a caccia di chi prova a lucrare Gallera: «Vergognose le mascherine a 70 euro in farmacia»

Dal Nord al Sud, isole comprese, va in onda il triste spettacolo degli sciacalli delle mascherine. Approfittando della paura indotta dalla pandemia di Coronavirus, i soliti furbi cercano di lucrare sull'emergenza. Scontrandosi con la caccia agli sciacalli delle fiamme gialle, che dopo aver sospeso le attività di verifica fiscale stanno cercando di stroncare fenomeni di questo genere distribuendo denunce agli esercenti e ai venditori abusivi. Diffusi, come si diceva, in tutti gli angoli del Paese. E anche on line, tanto che la finanza ha fatto visita anche ad Amazon e a Ebay per comprendere il motivo dell'impennata dei prezzi di gel disinfettante e maschere chirurgiche. Tanto che su questo aumento esponenziale dei prezzi la Procura di Roma ha avviato degli accertamenti.

Quanto alle rivendite «fisiche», qualcuno, una farmacia di Montesilvano, in Abruzzo, si «accontentava» di un ricarico dell'80 per cento sul prezzo di acquisto cosa che non ha impedito alla Gdf di sequestrargliene 427 pezzi ma c'è chi fa peggio. Come il grossista di materiale medicale molisano sorpreso giovedì, racconta una nota della Finanza, a vendere a 13 euro mascherine pagate 85 cent, con un guadagno a pezzo del 1.500 per cento (ma il grossista si è difeso, sostenendo di averle pagate 5,8 euro l'una). Anche a Lentini, in Sicilia, un grossista «spacciava» la merce a 13 euro, e i suoi clienti farmacisti si adeguavano all'andazzo, rivendendo al dettaglio le stesse mascherine a 20 euro l'una. Non male, considerando che il prezzo alla produzione variava da 0,07 centesimi a 6,5 euro. Poco francescano anche il rivenditore di Assisi, pizzicato anche lui dalla Gdf, che vendeva respiratori circolari Ffp2 a prezzi esorbitanti, anche in questo caso piazzate singolarmente per lucrare al massimo sul prezzo di vendita. Ci sono poi i distributori di snack degli ospedali palermitani Cervello e Villa Sofia che tra una merendina e un'aranciata proponevano mascherine chirurgiche a 10 euro. O i furbi dipendenti di una Asl che a Parma si intascavano mascherine e gel da rivendere a caro prezzo. Di nuovo in Sicilia, a Gela, la finanza in seguito a diverse segnalazioni ha sequestrato mascherine a una farmacia che le vendeva a 15 euro, ma il titolare si è difeso, sostenendo di rivenderle allo stesso, esatto prezzo al quale è stato costretto ad acquistarle. Situazione simile anche a Roma, dove il prezzo medio è sui 20 euro: ma anche qui i farmacisti si «difendono» sostenendo di doversele procurare per vie diverse dai soliti fornitori, pagandole, appunto, i soliti 12-13 euro. In questo quadro, ovviamente, proliferano anche gli abusivi, nascosti negli angoli delle stazioni o su banchetti in giro per le città. «Vergognosa la vendita delle mascherine in farmacia a 70 euro», denuncia l'azzurro Gallera.

Il tutto condito da un giallo diplomatico dopo che la protezione civile aveva già raccontato di aver lanciato a vuoto un appello ai partner europei per ottenere in tempi brevi una fornitura consistente ed era saltato fuori che la Germania già dal 3 marzo avrebbe imposto restrizioni alle esportazioni verso l'Italia di materiale medico, tra cui appunto le mascherine. A raccontarlo Startmag, pubblicando la lettera con cui la 3M Italia si scusa per i ritardi nelle forniture spiegando che Berlino non vuole privarsi di camici chirurgici, mascherine (ffp2 e ffp3, le migliori), maschere chirurgiche, occhiali, visiere e indumenti di protezione. Ma in serata l'annuncio che proprio dalla Germania arriverà in Italia un milione di pezzi.

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