nostro inviato ad Ankara
Un summit "breve ma intenso", che Giorgia Meloni decide di gestire "in punta dei piedi", muovendosi tra una malcelata freddezza e un faticoso equilibrio. Il destinatario della sua prudenza è ancora una volta Donald Trump, che ieri ha dato l'ennesima conferma di un'imprevedibilità al confine con la follia, visto che dopo una mattinata passata a insultare quasi tutti gli alleati ha deciso di chiudere il vertice della Nato ad Ankara in modalità "peace and love". Non è la prima volta e non sarà l'ultima, ma le delegazioni dei principali Paesi europei riescono a stupirsi ancora di tanta volubilità.
L'ultimo attacco a Meloni con il post su Truth in cui evocava per la premier un ordine restrittivo è stato però un punto di non ritorno. Raccontato anche dalle immagini a circuito chiuso del summit nella capitale turca, dove si coglie chiaramente come Meloni scelga volutamente di girarsi dall'altra parte quando le passa davanti Trump prima della foto finale. Una freddezza palpabile e che probabilmente sconta anche il timore di nuovi affondi. Ma che va modulata davanti alle telecamere e, dunque, anche durante la conferenza stampa che la premier tiene prima di lasciare Ankara. Così, quando le chiedono un commento sul post incriminato, Meloni non riapre il dossier ("non torno sull'argomento") e rivendica la scelta di aver puntato su Trump e il mondo Maga. "Non mi pento di nulla, io ho fatto un investimento politico per convinzione e dice lo rivendico a 360 gradi". D'altra parte, sottolinea la premier, non è una strategia messa in campo con l'arrivo di The Donald, perché "l'ho fatto con tutti gli interlocutori che ho avuto". Insomma, anche con Joe Biden. Poi, certo, "chiaramente con Trump c'erano delle affinità su alcuni temi della politica, l'immigrazione, la cultura woke" e "per questo ritenevo potesse essere più semplice". Ma, ammette con una certa freddezza, "le cose stanno andando come abbiamo visto".
Così, anche in altri passaggi Meloni sembra muoversi con un certo distacco. Sulle spese in difesa, per esempio, la premier ci tiene a dire che l'Italia "vuole rispettare gli impegni", ma "in modo sostenibile e stabilendo tempi, modi e priorità in base al contesto e alle nostre possibilità". Insomma, senza farsi dettare l'agenda da nessuno. Con un corollario. "Se investiamo in difesa, quei soldi dice devono restare in Italia, nelle nostre fabbriche, nella nostra ricerca, nei nostri territori. Insomma, più lavoro qualificato in casa nostra e non assegni all'estero". Con buona pace di Trump e del programma Purl (un meccanismo per cui i Paesi Nato comprano dagli Usa le armi destinate all'Ucraina). L'unica bussola, dice, è "l'interesse nazionale". E pure sulla presenza di soldati americani in Italia (sono circa 13mila, per un indotto stimato in circa mezzo miliardo di euro l'anno) si muove con cautela. D'altra parte, spiega, è da tempo che nella Nato si discute del cosiddetto "burden shifting", una riduzione della presenza americana nel Vecchio continente a favore di truppe europee. Tanto che Meloni spiega di non aver avuto indicazioni in proposito, ma non si sente di escludere che "entro la fine del 2027" possa iniziare un ridimensionamento della presenza in Italia. Ancora più fredda, invece, è sulla guerra in Iran. Non esita a sottolineare che "finora l'opzione militare non ha portato dei risultati concreti" e ribadisce che "l'Italia non fornirà le sue basi militari neanche in futuro".
Prima di chiudere, Meloni spiega che lunedì non sarà presente alla riunione dei Volenterosi in programma a Parigi. "E voi ironizza - potete scrivere tutti gli articoli che volete sull'isolamento e il cambio di posizionamento. C'è il disimpegno sull'Ucraina? No, ma neanche me ne posso permettere uno sull'Italia, quindi siccome ho diversi dossier dei quali occuparmi in patria saremo ottimamente rappresentati dal vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani". D'altra parte è un incontro che si è già tenuto molte volte nello stesso formato e che non ha in agenda alcuna decisione.
E Meloni, che ha fatto sei vertici internazionali in meno di un mese, preferisce concentrarsi sul fronte interno. A cominciare proprio da lunedì, quando è attesa a Palermo per una cerimonia in memoria di Giovanni Falcone. Il primo di una serie di appuntamenti che nei prossimi mesi Meloni vuole intensificare.