Ricatti incrociati al governo: Iv contro Di Maio sulla Russia

Nuova grana per i giallorossi. I renziani al leader M5s: chiarisca sulle sanzioni. Prescrizione, accordo al ribasso

A parole hanno tutti la pistola sul tavolo. Ottimo modo per produrre uno stallo che al momento a molti nella maggioranza non dispiace. Il nodo principale resta quello della prescrizione ma il rinvio a domani del vertice di maggioranza che doveva tenersi ieri è il segno dello spirito del momento sintetizzato da un'efficace battuta della capogruppo azzurra in Senato Anna Maria Bernini: «È un governo Milleproroghe».

Il Pd torna a dettare penultimatum, invocando un intervento diretto di Conte in supplenza a Bonafede ma in realtà cerca un accordo che salvi la faccia ai 5 Stelle ma allo stesso dimostri di aver imposto almeno una modifica alla norma manettara sulla prescrizione. «Premier e Guardasigilli - dice il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci- devono dire se il tema della prescrizione e dei processi infiniti riguarda la maggioranza o se il Parlamento è libero di esprimersi».

La minaccia sottostante è sempre la stessa: se non si arriva a un compromesso in maggioranza, il Pd si terrà le mani libere alle Camere, dove ha depositato una propria proposta, composta da un solo articolo, che introduce una sospensione fino a tre anni e mezzo dei tempi di prescrizione in appello. Ma dietro i toni duri non pare ci sia la voglia di fare barricate. Vari esponenti Pd ribadiscono di «non voler far cadere il governo sulla giustizia» e prendono le distanze anche dall'ipotesi di Italia viva: votare con l'opposizione la proposta di Enrico Costa che ripristina la prescrizione. «Oggi scade il termine per gli emendamenti -dice il forzista- vedremo chi fa sul serio».

Che il Pd voglia dar modo all'alleato grillino di uscire dall'angolo lo dimostrano non solo i rinvii e l'appello al premier Conte, ma anche l'interesse dimostrato dal Nazareno per altre ipotesi certamente non risolutive rispetto alla necessità di tempi certi del processo. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Giorgis ha infatti aperto anche alla proposta di Leu: far partire il conteggio dalla prescrizione non dal momento del compimento del reato, ma da quando il fatto viene scoperto. «Non è una soluzione - sospira il presidente dell'Unione delle camere penali Giandomenico Caiazza - così i tempi della prescrizione sarebbero arbitrariamente in mano al pm, che decide quando iscrivere il reato». E se la maggioranza fa spudoratamente melina, gli avvocati non si arrendono alla riforma Bonafede. Caiazza depositerà nelle prossime ore un ricorso per obbligare il ministero della Giustizia a rendere noti i dati che mostrano quali sono i reati che si prescrivono. Gli avvocati lo sanno già, per esperienza: quelli bagatellari, che il sistema congestionato non riesce a perseguire e lascia marcire. Finora è stata proprio la minaccia della prescrizione a spronare le corti d'Appello. Senza, si prospetta processi ancora più lenti.

La maggioranza nel frattempo appare paralizzata dai ricatti incrociati. Ogni partito mette sul piatto la minaccia di attaccare un caposaldo altrui: Italia viva piccona il reddito di cittadinanza, M5s e Leu rispondono attaccando il Jobs act, il Pd se la prende con la prescrizione. Una dinamica che potrebbe protrarsi fino al prossimo evento in grado, forse, di alterare gli equilibri: il voto in Emilia Romagna.

Ma spunta un altro fronte: il renziano Davide Faraone, citando un'intervista all'ex ministro Franco Frattini, chiede chiarezza a Di Maio sull'intenzione di rivedere le sanzioni alla Russia: «Dovrebbe essere discusso in Parlamento prima che in colloqui privati. Il Ministro chiarisca al Senato». Un nuovo tormentone.