Ricatto di Putin sul grano. È emergenza fame nel mondo

Mosca: "La riapertura dei porti ucraini? Ci sarà solo dopo la revoca delle sanzioni sul nostro export"

Ricatto di Putin sul grano. È emergenza fame nel mondo

Niente grano se non si tolgono le sanzioni. Il diktat della Russia, che promette di riaprire l'accesso ai porti ucraini solo se l'Occidente eliminerà le sanzioni sull'export, arriva per bocca del viceministro degli Esteri Andrei Rudenko rivolto a Interfax. La crisi alimentare, accusa, è causata «dalle sanzioni imposte alla Russia da Stati Uniti e Ue, che ostacolano la libertà di commercio, in particolare di prodotti alimentari, tra cui il grano. Quindi, se i nostri partner vogliono una soluzione, è necessario anche risolvere i problemi legati alla revoca delle restrizioni sanzionatorie imposte alle esportazioni russe».

In Parlamento nell'informativa sulla guerra il premier Mari Draghi dà le dimensioni dell'emergenza: «Serve una iniziativa condivisa che sblocchi i milioni di tonnellate di grano bloccati nei porti nel sud dell'Ucraina: tutte le parti in causa aprano una parentesi umanitaria per evitare uno scenario che farebbe morire milioni di persone. Russia e Ucraina sono tra i principali fornitori di cereali a livello globale. Da soli, sono responsabili di più del 25% delle esportazioni globali di grano: 26 Paesi dipendono da loro per più di metà del proprio fabbisogno. Le devastazioni belliche hanno colpito la capacità produttiva di vaste aree dell'Ucraina. A ciò si aggiunge il blocco da parte dell'esercito russo di milioni di tonnellate di cereali nei porti ucraini del Mar Nero e del Mar d'Azov. L'indice dei prezzi dei prodotti alimentari è salito nel corso del 2021 e ha toccato a marzo i massimi storici - ha ricordato Draghi - Con la riduzione delle forniture di cereali si rischia di avere effetti disastrosi in particolare per alcuni Paesi dell'Africa e del Medio Oriente». L'Ucraina produrrà nel 2022 la metà del grano raccolto l'anno scorso secondo le stime del ministro dell'agricoltura di Kiev, Mykola Solsky. Se quest'anno il raccolto sarà pari al 50% rispetto allo scorso anno, è anche perché la maggior parte della semina è avvenuta nelle regioni orientali e meridionali, proprio dove si combatte: «A causa della carenza di grano e dell'inflazione, ogni paese del mondo sta già pagando il prezzo dell'aggressione russa contro l'Ucraina. L'aumento dei prezzi dei generi alimentari è già stato o sarà sentito dai cittadini di tutti i paesi, compresi quelli sviluppati».

L'allarme arriva anche dal capo del Programma alimentare mondiale (World Food Program), David Beasley, alla riunione del Consiglio di Sicurezza Onu: «La situazione è drammatica, il tempo stringe ed è crisi senza precedenti. Il prezzo del cibo è il problema numero uno in questo momento. Ma nel 2023 ci sarà un problema di disponibilità di cibo. La mancata apertura dei porti nella regione di Odessa sarà una dichiarazione di guerra alla sicurezza alimentare globale e si tradurrà in carestia, destabilizzazione e migrazione di massa in tutto il mondo».

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